Argomento: solitudine

Contenuti che riguardano l’argomento “solitudine”

Amare è una cosa da bambini! 27ª Domenica del Tempo Ordinario (B)

Amare è una cosa da bambini

Il vangelo di questa domenica termina raccontandoci nuovamente il “difficile” rapporto dei discepoli coi bambini: «Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me…”»
Vien da chiedersi cosa c’entrino i bambini nel contesto di questo brano, che inizia con una disputa sul divorzio intavolata dai farisei… È forse una svista redazionale dell’evangelista o dei suoi revisori?

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Che spreco! Domenica delle Palme (B)

L'amore non è uno spreco

Di solito alla Messa delle Palme non tengo l’omelia… non solo perché è già lungo e impegnativo l’ascolto della Passione, ma anche perché – come di fronte a un’opera d’arte – ogni parola di commento rischia di essere fuori luogo e una chiosa inopportuna. Perciò, anche qui mi limiterò a «contemplare pubblicamente», come se lasciassi scorrere in libertà e “ad alta voce” i pensieri e i movimenti del mio cuore in ascolto e adorazione. Prima di immergermi nella contemplazione – però – non posso non lasciarmi cullare dalla memoria in questa Domenica delle Palme: mi torna sempre in mente il…

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Il vero volto. 2ª Domenica di Quaresima (B)

Il vero volto di Dio

Nella seconda domenica di Quaresima siamo attesi sul Monte Tabor. Settimana scorsa, contemplando Gesù «spinto» dallo Spirito nel deserto, abbiamo cercato di capire il senso di questi quaranta giorni che la Liturgia ci propone ogni anno: la fatica e – al tempo stesso – la bellezza del deserto, sono l’esperienza necessaria per entrare in intimità con Dio e scoprire il nostro essere figli Suoi. Oggi è Gesù a prenderci per mano, e a portarci all’incontro col Padre.

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Quaranta. 1ª Domenica di Quaresima (B)

Quaranta giorni, il tempo necessario della prova

Come ogni anno, la prima domenica di Quaresima ci fa meditare sul brano delle tentazioni di Gesù nel deserto. Ma quest’anno siamo nel ciclo liturgico “B”, e il nostro caro amico Marco ci fa gli “sconti di stagione”: quello che Matteo e Luca si dilungano a raccontare con dovizia di particolari, è “liquidato” in due versetti, una riga e mezza. Ormai – però – dovremmo averlo capito: il vangelo di Marco non è un riassunto o un “bigino” degli altri (anche perché è stato il primo a scrivere, quindi – semmai – sono gli altri ad aver copiato da lui), ma è scritto con un’essenzialità tagliente…

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Vogliamo guarire? 6ª Domenica del Tempo Ordinario (B)

Vogliamo davvero guarire?

Per capire la potenza del gesto di Gesù nel vangelo di oggi, occorrerebbe aver visto anche solo un lebbroso (non vi voglio disgustare qui… ma se avete lo stomaco forte, basta che cercate qualche immagine su Google). La lebbra è una malattia che – già fisicamente – è devastante, inesorabile, orribile, ti consuma pian piano.
A livello sociale era quasi peggio: come abbiamo ascoltato nella prima lettura, la Legge di Mosè imponeva ai lebbrosi di stare alla larga dai centri abitati, di gridare forte la propria miserevole condizione a chi li avvicinasse inavvertitamente…

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Vinta è ormai la morte. 5ª Domenica di Quaresima (A)

Vinta è ormai la morte

In questo cammino alla riscoperta dei doni del nostro Battesimo siamo di fronte la passo più difficile: quello che ci mette a tu per tu con la morte.
Il racconto della vicenda di Lazzaro è scandaloso: sembra quasi che Gesù “giochi” con la nostra paura di morire. Ancora una volta, di fronte alla nostra sofferenza, sembra essere assente, altrove. È un mistero il fatto che Dio permetta la nostra sofferenza e angoscia, ma – proprio perché nemmeno Gesù si è risparmiato la sofferenza della morte e l’angoscia del sentirsi abbandonato persino da Dio nel momento della prova suprema – il Signore ci chiede di fidarci, e di accettare questa prova come necessaria.
Solo accettando di stare nel buio fetore del sepolcro con Lazzaro, di morire e consumarci come il chicco di grano, potremo sperimentare la forza di Cristo sulla morte. Solo allora potremo essere certi che anche per noi ci sarà quel grido di vittoria del Risorto: «Vieni fuori!». Il grido di colui che alla morte intima: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

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Siamo fragili, ma non soli. 1ª Domenica di Quaresima (A)

siamo fragili, ma non soli

In questi giorni di paura e preoccupazione facciamo più facilmente esperienza delle nostre fragilità. Crollano tante certezze, svanisce un senso di onnipotenza che spesso caratterizza l’uomo contemporaneo. Questo dovrebbe aiutarci a riflettere anche su una fragilità più nascosta: quella della nostra predisposizione al peccato, al male. Come nel caso della malattia, anche il peccato ci fa percepire profondamente la nostra povertà e solitudine. Ma la Parola di Dio ci assicura che – sì – siamo fragili, ma proprio per questo Dio non ci lascia soli. Non ci abbandona alla tentazione, ma la affronta con noi per aiutarci ad uscirne vittoriosi assieme a Lui.

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