Argomento: Tempo Ordinario

Nella tentazione vince chi scappa

Nella tentazione vince chi scappa

19a Domenica del Tempo ordinario
Perché Gesù deve costringere i discepoli ad andare via da quella folla che fino ad un attimo prima non sopportavano e volevano togliersi dai piedi?
Perché adesso erano diventati “famosi”. Tutti li osannavano, come i discepoli di un “messia” capace di far “saltar fuori” il pane dal nulla.
Perché allora non godersi un po’ di notorietà? Dopo tanta fatica è bello anche essere osannati, no?
Eccola lì – servita su un piatto d’argento – la tentazione più subdola: crogiolarsi sugli allori, godersi il meritato successo.
Niente di più deleterio e pericoloso per il discepolo! Specialmente dopo il duro insegnamento che Gesù aveva voluto dare con quel «voi stessi date loro da mangiare»: la gratuità!
L’unico modo per non farsi irretire dalla tentazione del successo è “darsela a gambe levate”, sparire, e alla svelta!
Ma i discepoli non la volevano capire: erano ormai “ubriachi” delle lodi e dei complimenti della gente, ammaliati come dal canto delle sirene.
Ecco il motivo della costrizione imposta loro da Gesù, come quella di un bravo genitore, che a volte deve ricorrere alla coercizione per togliere i propri figli dai pericoli che – da soli – non capiscono di correre.

Il vero miracolo spetta a noi!

il vero miracolo

18a Domenica del Tempo Ordinario
Quello che noi siamo abituati a chiamare il miracolo della “moltiplicazione” dei pani, dovremmo invece chiamarlo «il miracolo della condivisione».
Non è una cosa eccezionale il moltiplicare di Dio: è un miracolo che avviene ogni giorno! Egli non cessa mai di spandere con abbondanza i suoi doni sul mondo, verso tutti gli uomini. Per tutti fa sorgere il sole, fa piovere dal cielo l’acqua che irrora e dà nuova vita alla terra.
È l’atteggiamento dell’uomo che non risponde al modo di fare di Dio.
Il Padre Celeste semina ovunque con abbondanza e generosità, (cfr la parabola ascoltata qualche domenica fa); l’umanità invece segue le regole della “selezione darwiniana”: se la cava solo chi è più furbo, intelligente, ricco…
Il vero miracolo non avviene nella cesta dei 5 pani e 2 pesci, ma nel cuore dei discepoli, e avviene proprio mentre Gesù moltiplica a dismisura il loro “poco”, mentre replica all’infinito il gesto eucaristico dello «spezzare il pane», che dalla sera dell’Ultima Cena diventerà il centro della vita cristiana.

Saper scegliere

Saper scegliere

17a Domenica del Tempo Ordinario
Riusciamo a fare sintesi di tutte le parabole che abbiamo ascoltato in queste tre domeniche e a trovare una definizione o descrizione di cosa sia il Regno dei cieli?
In realtà, sappiamo già che il Regno dei cieli non è un luogo, ma è Dio stesso, che si è reso presente in Gesù, che ci è venuto incontro è si è fatto “Emmanuele”: «Dio con noi».
Il regno dei cieli è già in mezzo a noi (cfr Lc 17,21)! Ma – anche se sta crescendo – non è ancora del tutto compiuto.
Allora queste parabole – più che indicarci cosa sia (o come sia fatto) il regno dei cieli – ci vogliono insegnare come fare a conquistarlo, ad aiutare il Signore a portarlo a compimento.
Alla fine, ciò che accomuna tutte queste parabole, è il bisogno di sapere discernere, di saper scegliere cosa vale veramente nella nostra vita, quale sia davvero il tesoro, la perla preziosa per cui vale la pena vendere tutto quello che si ha.
Attenti però, a non fare come chi il tesoro e la perla li ha già, ma li dà via in modo sprovveduto, pensando di concludere un vero affare!

Ci interessa il regno dei cieli?

salita al regno dei cieli

16a Domenica del Tempo Ordinario
Non è solo una “tattica” per attirare l’attenzione, quella di Gesù. Il regno è ciò che gli sta più a cuore, è il contenuto del vangelo, ovvero: il regno stesso è la buona notizia! Lo capiamo dall’espressione «il vangelo del regno», usata sia da Matteo che da Luca negli Atti degli Apostoli.
Il richiamo era così martellante e invitante che la gente del tempo si sarà pur fatta qualche domanda… «cosa sarà questo regno? dove sarà? come ci si potrà andare?»
Se non la gente comune, almeno i discepoli, che nel brano di domenica scorsa abbiamo trovato positivamente “curiosi”.
La prima cosa che mi sento di suggerire davanti a questa pagina è di metterci nei panni dei discepoli. Non facciamo l’errore di dire «so già cos’è il regno dei cieli».
Chiediamoci: lo desideriamo davvero questo regno? Oppure lo pensiamo come un posto in cui ad un certo punto dovremo rassegnarci ad andare? È sincera la richiesta «venga il tuo regno» che facciamo ogni giorno nel Padre Nostro?
Se non lo è, facciamoci un serio esame di coscienza…

Diecimila e un “perché?”

Perché? ...e perché? ...ma perché?

15a Domenica del Tempo Ordinario
Cosa hanno i discepoli di così diverso perché Gesù dica loro «a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli»?
Sono migliori degli altri? Hanno dei meriti da vantare? No di certo! I vangeli ce li presentano spietatamente, in tutta la loro fragilità.
Loro però, di fronte alla Parola, non sono rimasti indifferenti, ma l’hanno fatta diventare essenziale. Loro hanno preso sul serio l’invito finale di Gesù: «Chi ha orecchi, ascolti».
Un conto è “sentire”, un altro è “ascoltare”. Tutti coloro che hanno le orecchie (e non hanno problemi di udito) ci sentono, ma non tutti ascoltano. Anzi, la maggior parte – oggi come allora – non è disposta ad ascoltare.
I discepoli, invece, ogni volta che non capivano qualcosa non sono andati avanti alla cieca, e nemmeno hanno cercato in se stessi o nel mondo le risposte, ma hanno rivolto a Gesù la “fastidiosa” parola magica: «perché?»
Credo proprio che anche questo continuare a tempestare il Signore di assillanti e impertinenti «perché?» sia una caratteristica di quel «diventare come bambini» che Gesù raccomanda a chi vuole entrare nel Regno dei cieli (cfr Mt 18,3).

Tutti giù per terra!

Casca la terra... tutti giù per terra!

14a Domenica del Tempo Ordinario
L’umiltà è una virtù apprezzata… negli altri. Molto più difficile è desiderare l’umiltà per se stessi, perché – al primo dispetto – reagiamo con durezza, giustificandoci che «non bisogna farsi mettere i piedi in testa».
L’umiltà non è questione di carattere, di portamento, di sensibilità… è rimanere con i piedi ben piantati per terra, ricordandoci sempre che di quella siamo fatti.
L’umiltà è una virtù e – in quanto tale – è un dono di Dio, da chiedere con insistenza e coltivare giorno per giorno.
Gesù ci chiede di imparare l’umiltà perché essa è la condizione per conoscere Dio, che «ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli».
E ci insegna anche la strada per divenire umili come Lui: è la via del Calvario. Portando lo stesso giogo della Croce assieme a Lui, come il Cireneo, condividendo questo cammino faticoso, diventeremo Suoi compagni di viaggio, e – nel frattempo – Egli ci rivelerà i misteri del Padre, nascosti a dotti e ai sapienti.