Venite all’acqua, venite a me! Battesimo del Signore (B)

Venite all'acqua!
Omelia per domenica 7 gennaio 2024

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Letture: Is 55,1-11; da Is 12,1-6; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11

Nella prima lettura di oggi il profeta Isaia si fa voce dell’accorato invito del Signore ad andare verso di Lui, per lasciarci dissetare, sfamare, ritrovare…

Venite a me!

Per ben quattro volte nei primi tre versetti risuona la chiamata:

«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.

…Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete».

Ci facciamo pregare

Sembra piuttosto strana questa insistenza, come se gli invitati si facessero pregare… eppure si tratta di assetati: come mai bisogna invitarli in modo così pressante?

Com’è possibile che qualcuno offra da mangiare e da bere gratis e non corrano tutti ad approfittarne subito?

Sembra strano, ma è il mistero della libertà umana.

Dio non ci costringe

Dio ci ama infinitamente, ma non ci impone il Suo Amore, non ci costringe, non usa sottili ricatti, ma solo il linguaggio della tenerezza, come leggiamo nel profeta Osea:

Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d’amore
come chi solleva un bimbo alla sua guancia… (cfr Os 11,4).

Dio ci lascia liberi, ma l’uomo è “libero” di usare male questa libertà, e di rispondere con un «no»:

Quando Israele era fanciullo,
io l’ho amato
e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me… (cfr Os 11,1-3).

Scelte scriteriate

Non solo l’uomo rifiuta l’Amore gratuito di Dio, ma fa la scelta assurda di sprecare tempo, energie, denaro e vita, andando alla ricerca di chimere e surrogati:

«Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?»

Questa domanda sconsolata fa tornare in mente un brano simile del profeta Geremia:

«Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo:
ha abbandonato me,
sorgente di acqua viva,
e si è scavato cisterne,
cisterne piene di crepe,
che non trattengono l’acqua»
(Ger 2,13).

La risposta a nessuna domanda

Qualcuno, anni fa, appiccicava ovunque adesivi con scritto «Jesus is the answer» («Gesù è la risposta»), ma ben presto altrettante persone cominciarono a scrivere sotto col pennarello: «e chi mai gli ha fatto una domanda?»

Il testo di Isaia continua a rinnovare l’invito:

«Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino».

ma l’uomo non ne vuole assolutamente sapere.

Anche qui mi viene in mente un aneddoto che causa il riso amaro: quando ero curato di Loreto venivano tutti gli anni i cadetti della Guardia di Finanza a celebrare una Santa Messa, e una volta un giovane cadetto salì a leggere il Salmo Responsoriale, il cui ritornello era «Il Signore è vicino a chi lo cerca», ma lui sbagliò, e lesse – con accento meridionale – «Il Signore è vicino: e chi lo cerca?»

Rifiutare l’Amore di Dio

In questa festa del Battesimo del Signore siamo invitati a gioire per il dono del nostro Battesimo che ci ha spalancato la porta del cuore di Dio e della vita sacramentale nella Chiesa; per questo la Scrittura ci fa riflettere su quanto siamo stupidi nel rifiutare l’Amore del Signore.

A tal proposito, la prima immagine che mi viene in mente è la scena (che si ripete spesso) di turisti o pellegrini che entrano nella Cappella della Pace, si avvicinano alla porta del luogo in cui passo ore a disposizione per le Confessioni e le Benedizioni, e – dopo aver constatato il motivo della mia presenza – si allontanano, continuando il loro “giro turistico”.

Abbiamo l’Amore di Dio a portata di mano, la porta del Suo cuore spalancata, e noi giriamo i tacchi e cambiamo strada!

Preferiamo morire di fame e di sete

E anche tra quelli che vincono la diffidenza ed entrano a confessarsi o a chiacchierare, molti mi confidano di essere – sì – assetati di pace, di interiorità, di amore di Dio, ma poi confessano di non accostarsi quasi mai alla Santa Comunione, e di stare mesi (se non anni) senza confessarsi.

Insomma: siamo alla ricerca di Dio ma, quando Lui ci viene incontro e ci dice «venite a me!», noi lo respingiamo: piuttosto che accogliere il Suo invito preferiamo soffrire la sete e la fame spirituale.

Non disperiamo

Ma non voglio disperare, e confido che far risuonare anche oggi le parole di Gesù «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro»,1 possa aprire una breccia nei nostri cuori.

Confido che – davvero – come conclude Isaia, la Parola del Signore faccia come la pioggia e la neve e non torni a Lui «senza effetto, senza aver operato ciò che desidera e senza aver compiuto ciò per cui l’ha mandata».

  1. Mt 11,28. ↩︎