Argomento: umiltà

Babele o Gerusalemme?

Babele o Gerusalemme?

Solennità di Pentecoste
La Liturgia della Parola di questa Festa propone letture diverse per la Santa Messa della vigilia rispetto a quelle del giorno. In un magistrale accostamento, ci fa ascoltare anzitutto il racconto della torre di Babele e – il giorno successivo – quello della discesa dello Spirito Santo su Maria vergine e gli apostoli radunati nel Cenacolo.
In entrambi i racconti ci sono persone radunate, ma con scopi (ed esiti) ben diversi. A Babele c’è l’intento superbo dell’uomo, che pretende – con le sue sole forze – di innalzarsi al livello di Dio e “rapinare” quel che è in cielo. A Gerusalemme c’è un atteggiamento umile di attesa di un Dono promesso dal cielo.
Anche il nostro mondo può essere “una babele” o una nuova Gerusalemme pronta per la Pentecoste: tutto dipende da cosa ci tiene uniti… la superbia o l’umiltà?

L’ignoranza ci salverà

ignoranza sana

5a Domenica di Pasqua
A volte i discepoli sembrano ridicoli nel porre domande impertinenti a Gesù. Eppure, proprio rispondendo a quelle domande, Gesù ci ha rivelato le più imperscrutabili altezze della sua verità di Figlio di Dio. Tommaso e Filippo appartengono a quei “piccoli” che il Padre Celeste predilige per rivelare i misteri della Sua Gloria.
Dobbiamo imparare anche noi quella sana “ignoranza” che è la base dell’umiltà e della fede.
La fede che Gesù invita ad avere in Lui per non farsi turbare il cuore è «sapere di non sapere mai abbastanza», sapere di non poter confidare in se stessi, di non aver altro appoggio sicuro che il Signore.

Prima deporre, dopo servire

Gesù lava i piedi a Pietro

Giovedì Santo – Istituzione della Santa Eucaristia e dono del Sacerdozio ministeriale sono profondamente legati tra loro. Non c’è Eucaristia senza Sacerdozio né viceversa.
Ecco perché l’evangelista Giovanni sceglie di raccontarci la Lavanda dei piedi anziché la Frazione del Pane. Solo capendo fino in fondo che l’Eucaristia è Servizio possiamo viverla in pienezza.
Gesù – da Figlio di Dio – si è totalmente spogliato di sé, ha «deposto le sue vesti» e si è chinato sull’umanità sofferente, perché «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».
Pietro (e ogni discepolo) quindi non è ancora pronto a seguire Gesù ora.
Deve aspettare un “dopo”.
Dopo aver sperimentato i propri fallimenti, dopo aver visto l’immensità dell’Amore di Dio in croce, dopo aver ricevuto il Suo perdono e nuovamente la Sua fiducia… dopo aver finalmente imparato a “spogliarsi” di sé per rivestirsi di Cristo.

Dio sceglie i piccoli

Un piccolo pettirosso nella neve

Martedì della 2a settimana, Sant’Agnese – Non dobbiamo fare sempre l’errore di pensare che la santità sia un’altissima montagna da scalare con il solo aiuto delle nostre forze. La santità è anzitutto dono di Dio, che scegli i piccoli, i deboli, i poveri, i più improbabili. E forse la montagna più difficile da scalare per noi e proprio quella dell’umiltà.

Un bambino è nato per noi

troverete un bambino avvolto in fasce

Natale del Signore (Messa della notte) – L’annuncio disarmante, alla fine di questo Avvento, è che il Figlio di Dio, per nascere a questo mondo, ha trovato posto solo nella miseria. È stato così allora ed è così anche oggi. Ecco perché non riusciamo a sentire Dio vicino a noi: siamo nel posto sbagliato! Lo cerchiamo nel lusso e tra le luci festose, ma Lui è tra i poveri e gli ultimi della terra. Facciamoci trovare nel posto giusto almeno quest’anno.

I Tuoi sogni sono i miei

Il sogno di Giuseppe

4a Domenica di Avvento – Sognare fa bene, perché ci mantiene sempre bambini e ci fa desiderare la vita. Ma ci sono sogni e sogni! Alcuni ci vogliono ingannare e portarci alla rovina. Altri ci aiutano a diventare quello che il Signore desidera per noi. Sono i sogni di Dio. Proprio quelli che san Giuseppe ha fatto diventare anche i suoi.