Gesù dorme durante la tempesta

Meglio che si addormenti Lui…

Una riflessione a partire dall’omelia di Papa Francesco il venerdì 27 marzo, in una Piazza San Pietro deserta, prima di impartire la Benedizione Urbi et Orbi e concedere l’indulgenza plenaria in questo terribile momento di pandemia.
Quando siamo “alla frutta” ci ricordiamo anche del Signore, e lo “tiriamo per la veste”. E se non risponde subito, anche noi – come i discepoli – siamo tentati di pensare che Lui dorma, che non gli importi un granché di noi.
Ma il suo sonno è ben diverso dal nostro. Noi spesso ci addormentiamo prendendo il sonnifero per dimenticare i problemi e le nostre responsabilità… Gesù dorme perché si è abbandonato fiducioso tra le braccia del Padre, confidando il Lui. Nel sonno della Sua morte Gesù ha operato la nostra salvezza.

Il cieco nato

Ero cieco e ora ci vedo

4a Domenica di Quaresima – Se siamo convinti di vederci bene, di saper già tutto, di non dover mai rimettere in discussione la nostra vita, non possiamo crescere nella fede. Potrebbero succedere attorno a noi le più grandi meraviglie ma non saremo mai in grado di leggervi dietro la presenza e la mano di Dio, che continua in modo misterioso a creare e ricreare l’uomo e il mondo. Come i discepoli ci fermeremo a chiedere «di chi è la colpa?». Come i farisei continueremo a catalogare tutto il mondo con gli schemi della legge antica, e non saremo in grado di vedere le grandi opere di Dio.
Dobbiamo chiedere al Signore di guarire, di ricreare i nostri occhi, così da saper riconoscere in Lui il Signore della storia e gettarci ai suoi piedi per adorarlo.

mare infinito

Di più di “di più”

«La misura dell’amore è amare senza misura», scriveva San Bernardo di Chiaravalle. Se pensiamo che nell’amore si possa ragionare in termini di quantità (come credeva l’apostolo Pietro – chiedendo quante volte bisogna perdonare al fratello) partiamo già col piede sbagliato. L’amore è questione di qualità. O ami con tutto te stesso o non ami affatto! E visto che il perdono è la forma più grande dell’Amore, perdonare davvero è possibile solo se si perdona sempre, e a chiunque.
Solo Dio ci può insegnare questo. E non ce lo insegna “teoricamente”, ma proprio facendoci destinatari ogni giorno di una misura incommensurabile di Amore e Misericordia.
Riusciremo a non dimenticare subito quanto e quale Amore abbiamo ricevuto, così da donarlo a nostra volta ai fratelli?

Anfora vuota

L’anfora vuota e il cuore pieno

3a Domenica di Quaresima – La Liturgia della Quaresima ci fa percorrere un cammino catecumenale, di riscoperta del nostro Battesimo. Ogni domenica una nuova tappa, un nuovo gradino.
Dopo aver sperimentato nel deserto il dubbio di non essere figli di Dio e aver scoperto che Dio non ci abbandona alla tentazione ma la affronta con noi, siamo saliti sul Tabor a “sbirciare” la gloria e la gioia che ci attendono, e abbiamo scoperto che per arrivarci dobbiamo impegnarci ad ascoltare il Figlio di Dio, a prenderlo sul serio e incamminarci con Lui sulla via della Croce. Oggi, in questo terzo passo del nostro cammino, siamo a tu per tu con la nostra sete e la sete di Dio. Scopriamo che noi spesso cerchiamo di appagare la nostra sete e i nostri desideri con un’acqua “stagnante”, e che invece Dio – che ha sete dell’incontro con noi – desidera saziarla per sempre con il dono del Suo Santo Spirito, fonte di acqua viva che zampilla in noi per la vita eterna. Anche noi – come la Samaritana – diciamo a Gesù: «Signore, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete!»

Ascolta!

Ascoltatori, non spettatori

2a Domenica di Quaresima – Dopo averci assicurato che non ci abbandona nella tentazione, il Signore ci invita a proseguire il cammino con Lui. E non è una “passeggiata”. Sul monte alto della Trasfigurazione siamo invitati a trasfigurarci anche noi: da semplici “spettatori” a veri ascoltatori. Non possiamo più accontentarci di vivere il nostro essere cristiani come dei “ripetitori” che dicono automaticamente «Tu sei il Figlio di Dio». Ora si tratta di crederGli, di prenderLo sul serio come tale, di ascoltarLo, di obbedirGli e di seguirLo, fino alla Croce. Dal Tabor si intravede già il Calvario. E’ là che siamo chiamati ad andare perché la nostra vita si trasfiguri in Lui.

Orme nel deserto

Siamo fragili, ma non soli

1a Domenica di Quaresima – In questi giorni di paura e preoccupazione facciamo più facilmente esperienza delle nostre fragilità. Crollano tante certezze, svanisce un senso di onnipotenza che spesso caratterizza l’uomo contemporaneo. Questo dovrebbe aiutarci a riflettere anche su una fragilità più nascosta: quella della nostra predisposizione al peccato, al male. Come nel caso della malattia, anche il peccato ci fa percepire profondamente la nostra povertà e solitudine. Ma la Parola di Dio ci assicura che – sì – siamo fragili, ma proprio per questo Dio non ci lascia soli. Non ci abbandona alla tentazione, ma la affronta con noi per aiutarci ad uscirne vittoriosi assieme a Lui.