Mi sarò confessato bene? Gli scrupoli di coscienza

Gli scrupoli di coscienza

Gli scrupoli tormentano la coscienza e impediscono di sperimentare appieno la misericordia di Dio e la pace. Ma ricordiamo: «Dio è più grande del nostro cuore».

Voglio dedicare il quinto appuntamento di questa rubrica a un tema piuttosto delicato: gli scrupoli di coscienza. In confessionale non è raro sentirsi dire:

padre, questo peccato l’ho già confessato tante volte, ma lo voglio confessare nuovamente, perché non sono sicuro di averlo confessato bene, e vorrei stare tranquillo nella coscienza…

È il tipico caso di un penitente scrupoloso, che ritorna sempre sugli stessi peccati del passato e non riesce mai a sentirsi del tutto perdonato.

Oppure teme che qualsiasi sensazione, pensiero o fatto visto per caso (e in modo del tutto involontario) possa essere un peccato, e così cade nell’afflizione e in un perenne senso di colpa.

Cosa sono gli scrupoli?

La parola scrupulus in latino indica il sassolino: qualcosa di veramente piccolo, ma che – se ti si infila nella scarpa – ti rende fastidioso camminare.

In effetti, gli scrupoli sono dubbi che si insinuano nel cammino di fede rendendolo difficile e penoso: la serenità viene a mancare, e il pensiero ritorna sempre nel medesimo punto.

Sono ossessioni che producono angoscia spirituale, un’angoscia che colpisce la mente portandola a vedere il male anche dove non c’è, e colpisce la coscienza turbandola con l’incertezza.

Da dove vengono gli scrupoli?

Mente e coscienza sono la parte più profonda dell’essere umano, e si formano durante la crescita di ogni individuo, plasmate e condizionate da vari fattori esterni, come il contesto culturale, sociale, famigliare…

In un mondo caratterizzato da cambiamenti molto più repentini rispetto al passato, poi, è ancor più difficile trovare punti di riferimento: tutti esprimono giudizi, ognuno pretende di avere la verità in tasca, e così si fatica a trovare una direzione da seguire.

Sviluppare una coscienza incerta, fragile e scrupolosa può dipendere da tanti fattori: un’educazione autoritaria che ha generato dubbi e paure anziché armonia interiore, esperienze negative o tragiche che hanno ferito un animo già sensibile… sicché la persona arriva ad avere un’immagine distorta di sé.

Avere un concetto sobrio ed equilibrato di se stessi è fondamentale per non cadere negli scrupoli. Non bisogna avere in mente un livello troppo alto per la nostra persona; bisogna essere ambiziosi ma realistici, come dice san Paolo:

non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato (cfr Rm 12,3).

Scrupolosi o timorati?

In ogni caso, occorre distinguere tra gli scrupoli e il santo timor di Dio che invece caratterizza un’anima delicata, realmente preoccupata di dispiacere al Signore.

Il timorato ha una coscienza sensibile e fine, che sa ben distinguere il bene dal male, il peccato veniale da quello mortale, e – nel dubbio – si affida al giudizio e ai consigli del confessore.

Lo scrupoloso, invece, è molto più preoccupato e ossessionato della propria ricerca affannosa di perfezione, tanto che – non di rado – arriva addirittura a discutere testardamente col sacerdote, rifiutandone i consigli.

Il gran dono del confessore

Questo è uno dei casi nei quali si capisce l’imprescindibile importanza del ministro della Riconciliazione.

A chi mi chiede «perché non ci si può confessare direttamente dal Signore, senza passare attraverso il prete?» spesso rispondo citando proprio il delicato caso degli scrupoli di coscienza: come può una persona che vive una lotta interiore così lancinante trovare pace e serenità se non attraverso lo sguardo oggettivo di una persona “terza” che – proprio a nome di Dio – lo rassicuri del suo essere perdonato?

Il sacerdote è una sorta di “notaio”, che assicura che il “contratto” tra le due parti è stato stilato in piena regola e, perciò, non ci sono dubbi sulla sua validità: quando il sacerdote pronuncia la formula di assoluzione, assicura al penitente di essere veramente e definitivamente perdonato da tutti i suoi peccati (rimangono necessarie – ovviamente – le condizioni richieste al penitente stesso: confessione di tutti i peccati di cui si ha coscienza, sincero pentimento e proponimento di non peccare più).

Beninteso: il medico delle anime è sempre e solo Cristo, ma il sacerdote ha il compito dell’“infermiere”, che istruisce il paziente al momento della dimissione dall’ospedale su come osservare meticolosamente le prescrizioni del medico e su come assumere quotidianamente la terapia necessaria per una piena guarigione.

Occorre pazienza e delicatezza

Come dicevo poco sopra, però, spesso chi soffre di scrupoli di coscienza si intestardisce persino col sacerdote che cerca di “prenderlo per mano” e aiutarlo a vincere dubbi e tentennamenti.

Perciò, il confessore – da saggia guida spirituale – dovrà sempre essere autorevole e fermo, ma allo stesso tempo delicato, per evitare di ferire un animo già fragile nell’intento di scuoterlo dalla propria ostinazione immotivata.

Il penitente – da parte sua – dovrà seguire in tutto e per tutto le indicazioni del confessore, in piena e “cieca” obbedienza, nella sicurezza che così sta obbedendo direttamente al Signore, che ha stabilito che il Suo perdono e la Sua misericordia passassero attraverso le povere mani e le povere parole di un uomo fraglie ma da Lui designato e istruito a giudicare secondo verità.

Da quanto detto fin qui, mi parte del tutto evidente l’importanza – per noi sacerdoti – di essere sempre più attenti e formati attraverso lo studio, l’approfondimento delle materie morali e umane e l’aggiornamento della nostra preparazione teologica, nonché la cura della santità della nostra vita e del nostro ministero.

Scrupoli e malinconia…

San Filippo Neri, grande e saggio confessore, ripeteva spesso:

«Scrupoli e malinconia, fuori da casa mia!»

Aiutiamoci a vicenda a vivere con uno sguardo sereno il nostro cammino di fede, lasciandoci istruire dalla Parola di Dio anziché dalle impressioni (interiori o esteriori), fidandoci che il Signore non ci abbandona a noi stessi e alle nostre paure, ma desidera la nostra vera gioia (cfr Gv 15,9-11).

Confessiamoci frequentemente, e affidiamoci ad una buona guida spirituale lasciandoci guidare docilmente, così

conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa (1Gv 3,19-20).