Verranno giorni…

Verranno giorni...
Omelia per sabato 6 luglio 2024

I giorni che il Signore ci ha promesso alludono alla gioia del Regno dei Cieli ma, perché vengano, occorre preparare otri e cuori nuovi.

Letture: Am 9,11-15; Sal 84 (85); Mt 9,14-17

La Prima Lettura (che ci fa ascoltare i versetti conclusivi del libro del profeta Amos) potrebbe essere intitolata col famoso detto dulcis in fundo.

Dulcis in fundo?

Un raggio di luce e di speranza, finalmente! Dopo tante invettive, parole forti e taglienti, finalmente dalla bocca del profeta escono vaticini dolci e promettenti.

Ben intesi: non si tratta del metodo “bastone e carota”, ma di un vero e sano stile educativo, che non manca di segnalare i peccati e le colpe, ma li sa trasformare in occasione di correzione e di crescita.

Preso nel suo insieme, il libro di Amos, ci ricorda quei genitori che, dopo aver rimproverato fermamente i figli per le loro “marachelle”, non mancano di incoraggiarli a rimettersi in cammino, imparando dai propri errori.

Un giorno o più giorni?

Le promesse che il Signore rivolge al popolo per mezzo del profeta rimandano al futuro:

«In quel giorno rialzerò la capanna di Davide…

Ecco, verranno giorni… in cui chi ara s’incontrerà con chi miete…»

Queste espressioni, di un tempo che si dilata (da un giorno a più giorni), indicano chiaramente promesse messianiche che prefigurano un grande spazio e tempo di comunione, con Dio e con i fratelli: è la gioia del Regno dei Cieli.

Parole che rincuorano

Ogni volta che leggiamo questi testi dobbiamo lasciarci scaldare il cuore e ricordare che, nonostante i nostri peccati e le nostre infedeltà, l’Amore e la misericordia di Dio saranno capaci di ricostruire ogni cosa, di trasformare ogni sventura e dolore in gioia immensa e infinita.

E, come non dobbiamo sorvolare sulle parole severe e di rimprovero della Scrittura, così non dobbiamo fare l’errore di leggere questi testi promettenti con disincanto e cinismo.

Assonanze…

Occorre, invece, un sano realismo, anche perché il brano di vangelo odierno riprende due espressioni del testo di Amos:

  • «verranno giorni…»
  • «vino nuovo»

Mentre nel primo caso, il senso del «verranno giorni» è diametralmente opposto,1 il vino nuovo allude in entrambi i testi alla gioia e alla festa dei tempi messianici.

Sta a noi accogliere la novità

Però, anche il vino nuovo necessita di otri nuovi per essere accolto e gustato, altrimenti si spande e va perduto…

In soldoni: Dio desidera, sì, portarci fuori dai nostri “pasticci” e compiere tutte le promesse di bene annunciate dai profeti, ma queste non si potranno compiere fintantoché noi non ci libereremo da quella abitudine idiota di fare i “guastafeste”, ovvero, di voler digiunare quando lo sposo è con noi.

Perciò ricordiamoci che, quando, pregando il Padre Nostro, diciamo «venga il tuo regno», non stiamo chiedendo a Dio di affrettare i giorni perché si compiano le Sue promesse, ma stiamo esortandoci a vicenda a fare la nostra parte per preparare gli otri nuovi (ovvero i nostri cuori), adatti ad accoglierlo con gioia.

  1. In Amos si prefigurano giorni di gioia e abbondanza, mentre le parole di Gesù si riferiscono ai giorni della Sua passione, quando – appunto – lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. ↩︎