Maria Santissima Madre di Dio

Nm 6,22-27; Sal 67; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

Quante cose belle ci si augura alla fine di un anno e all’inizio di uno nuovo… Ma noi cristiani che festa celebriamo tra il 31 dicembre e il 1° gennaio? “San Capodanno martire”?! Mi sa che se lo chiedessi al “cristiano medio” non mi saprebbe rispondere. Tutt’al più mi direbbe “San Silvestro”.

Anche i cristiani hanno qualcosa da festeggiare

Intendiamoci: non è che i cristiani facciano finta di niente, dato che l’anno liturgico inizia con la prima domenica di Avvento. Anche nelle celebrazioni liturgiche si pensa all’anno (civile) ormai trascorso.

Infatti, la sera del 31 dicembre – tradizionalmente – si canta il Te Deum, per ringraziare il Signore di tutti i benefici che ci ha concesso nell’anno che ormai volge al termine.

La Liturgia – però – ci invita a contemplare la maternità tutta speciale di Maria, l’unica che può essere detta a tutti gli effetti «figlia del suo figlio» (come la definì Dante Alighieri all’inizio del XXXIII Canto del Paradiso della sua Divina Commedia).

Insieme con Maria (che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore») ogni genitore è chiamato a ripensare al dono e al compito che ha ricevuto e a considerare quanto sia meraviglioso il privilegio del generare una vita. È qualcosa che rende partecipi dell’opera creatrice di Dio.

Così come ogni cristiano deve ricordare che c’è per tutti un modo per essere – come Maria – “madri” di Dio: l’ascolto fattivo della Sua Parola:

«Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,21).

L’anno che verrà

A me – però – in questa ricorrenza piace sempre cercare di riflettere sul modo cristiano di affrontare il passaggio da un anno vecchio ad uno nuovo (non ne avrà a male la Madonna – che abbiamo già contemplato a lungo nel tempo di Avvento).

Sì, perché la fede illumina il tempo, e quindi il cristiano non è colui che vive “fuori dal tempo” (con un suo calendario, le sue feste etc), ma uno che lo abita e lo “evangelizza”. Cerca – cioè – di vivere tutto ciò che vivono gli uomini con uno sguardo e un atteggiamento di fede, che aiuti anche gli altri a rendersi conto del senso del tempo e delle cose.

Il tempo che passa

Prima di tutto: ogni passaggio (come quello da un anno all’altro) è sempre simbolo del “grande passaggio”, quello che attende ogni uomo.

Ecco perché, nello scorrere del tempo, il credente non deve mai dimenticare quanto sia importante chiedere a Dio di «insegnarci a contare i nostri giorni» (cfr Sal 90), perché nessun giorno sia buttato o maledetto, ma accolto e vissuto con gioia e responsabilità.

Non è molto bello né appropriato (né credente) che un cristiano “butti nel cestino” il 2019 e si auguri qualcosa di meglio per il 2020… sarebbe come dire a Dio: «riprenditi i tuoi regali, che non mi sono piaciuti».

Ogni giorno dell’anno Cristo patisce, muore e risorge per l’umanità (questo celebriamo nella Santa Messa quotidiana)… e quel giorno sarebbe da buttare? Solo perché non è andato come volevo io?

Auguri e auspici

Poi il tema dell’augurio. Dico subito che le parole “augurio” e “auspicio” non mi piacciono, perché richiamano la religiosità superstiziosa dell’antica civiltà romana.

Ricordo che, quando ero piccolo, al mio paese c’era una leggenda: se la prima persona che incontravi il mattino del 1° gennaio era di sesso maschile sarebbe stato di buon auspicio, se invece era una donna no.

La solita società maschilista… e stupida! Come può una persona di fede credere a queste baggianate?!

Io credo che l’andamento delle cose e il dipanarsi degli eventi – oltre che dalla Provvidenza divina – dipenda proprio da noi (non dagli altri, dal destino o da qualche stupida superstizione) e da come vogliamo affrontare e vivere ogni singolo istante.

Il vero “augurio” allora per il cristiano è di impegnarsi a rendere sempre più vera l’affermazione «come in cielo, così in terra», ovvero a far sì che i desideri di Dio e quelli dell’uomo siano sempre più in consonanza tra loro.

Benedire è anzitutto “ben guardare”

E veniamo al testo stupendo tratto dal libro dei Numeri, che fa sempre da prima lettura in questa solennità:

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
“Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto

e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto

e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò»
.

Oso paragonare questo testo al Padre Nostro, perché – come nella preghiera insegnataci da Gesù – anche qui è Dio stesso a suggerire le “parole giuste” per invocarlo.

E nelle tre benedizioni insegnate da Dio, per ben due volte lo si invoca perché Egli rivolga sull’uomo il Suo sguardo benevolo.

L’importanza dello sguardo

Quanto è importante per noi lo sguardo dell’altro?

Quando abbiamo avuto un diverbio con qualcuno, lo sguardo non è forse la prima cosa che entra in gioco? Si tengono gli occhi bassi se si ha torto e ci si sente feriti, si volge lo sguardo altrove con fare sprezzante e altezzoso se si crede orgogliosamente di avere ragione e meritare delle scuse.

Cosa ci fa più male di uno sguardo negato? Sopratutto se è quello della persona amata?

Togliere lo sguardo a qualcuno è la maledizione più grande che esista! Ecco perché il nostro mondo è così pieno di cattiveria e dolore.

Amare i nemici significa guardarli

Il Signore non smette un attimo di guardarci col volto radioso e sorridente (nemmeno quando ci allontaniamo da Lui e lo rifiutiamo a causa dei nostri egoismi). Egli «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (cfr Mt 5,43-45).

Se davvero vogliamo essere figli di questo Padre, noi cristiani dobbiamo prima di tutto cercare di non togliere MAI lo sguardo ad alcuno.

Se vogliamo che il prossimo anno (e tutti i giorni che il Signore ancora ci concederà) sia un anno sereno, beh… non abbiamo altro da fare che sorridere a tutti (anche e sopratutto a chi ci fa del male o volge altrove lo sguardo) e così rasserenare il mondo.

Guardare in faccia i fratelli, e farlo sempre più con misericordia e Amore, questo è il mio “augurio” per il nuovo anno.