Non preoccupatevi. Festa di Santo Stefano

Non preoccupatevi
Omelia per martedì 26 dicembre 2023

Letture: At 6,8-12;7,54-60; Sal 30 (31); Mt 10,17-22

Anche quest’anno sento il solito stridore tra il clima del Natale e quello del giorno successivo, in cui la Liturgia ci fa celebrare la festa del primo martire, santo Stefano: luci e ombre, bontà di Dio e cattiveria dell’uomo, dolcezza di una nuova nascita e crudeltà di una morte violenta e innocente.

Natale di guerra

Ma in questo Natale 2023, in cui il sangue scorre a fiumi in tutto il mondo, soprattutto nella Striscia di Gaza, la ricorrenza del martirio di santo Stefano suona attuale quanto mai.

Cristo è venuto nel mondo per portare pace, ma il mondo ha continuato a preferire la guerra, anche il giorno di Natale, in cui le bombe hanno seminato morte e distruzione.

Guerre domestiche

E ascoltiamo con animo preoccupato e angosciato anche tanti fatti terribili che segnano la quotidianità delle nostre famiglie, come la notizia tragica che ho letto stamattina appena aperte le agenzie di stampa, di un uomo che pare aver ucciso la moglie e i quattro figli in Francia.

C’è poco da stare allegri e festeggiare il Natale, a quanto pare.

Vangelo di guerra?

Nemmeno il vangelo sembra acquietare i nostri animi oggi, anzi:

Gesù disse ai suoi apostoli: «Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe…per causa mia»

Non c’era già abbastanza cattiveria nel mondo, Signore? Ci voleva giusto un bel Messia in più per far litigare gli uomini anche su questioni religiose!

«Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome».

Non c’erano già abbastanza liti domestiche, Signore? Ci volevano pure questioni di fede ad alzare il livello!

Non preoccupatevi

Eppure, in mezzo a tutto questa recrudescenza, Gesù ha l’ardire di invitare a non preoccuparci.

Ancora una volta, come col «non temere» rivolto a Maria e a Giuseppe nei giorni precedenti il Natale, Dio chiede all’uomo di non lasciarsi vincere dalla paura.

Rinunciare a difendersi

Ma la sfumatura del «non preoccupatevi» che leggiamo nel brano evangelico odierno ha un tono particolare: Gesù non ci invita solamente a non farci sopraffare dalla preoccupazione e dalla paura, ma anche a resistere alla tentazione di “passare al contrattacco”, di trovare un modo convincente ed efficace per difenderci e farci giustizia da soli.

Lasciar parlare lo Spirito

La richiesta di Gesù, però, è qualcosa che va al di là del pacifismo moderno: non si basa, infatti, su un atteggiamento civile e non violento nello stile di Gandhi, Martin Luther KingNelson Mandela ma sulla fede, sul fare affidamento a Dio, in un concreto “lasciar fare a Lui”:

«non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».

È l’atteggiamento di Stefano, che parlava al Sinedrio «pieno di Spirito Santo».

Quante persone incontro, invece, così piene di sé che, quando aprono la bocca non escono parole spirituali, ma solo una valanga di orgoglio ed egoismo… Quanti “cristiani” sono convinti di dover combattere (con parole e atteggiamento arroganti) per difendere “la verità”.

Occuparsi, non preoccuparsi

Ricordo che un saggio predicatore di Esercizi Spirituali della mia gioventù, ci invitava ad occuparci delle cose invece di preoccuparcene.

Non è solo un gioco di parole, ma lascia intendere una differenza sostanziale: pre-occuparsi, come suggerisce la stessa costruzione lessicale, significa occuparsi di qualcosa prima che essa si verifichi realmente; “occuparsi”, al contrario, significa gestire qualcosa nel presente.

«Preoccuparsi di qualcosa» evoca angoscia, ansia; «occuparsi di qualcuno», invece, descrive la sensazione di soddisfazione nel prendersi cura dell’altro.

Confidare in Dio

Non è questione di psicologia, carattere o forza d’animo: saper occuparsi delle cose anziché preoccuparsi è una virtù, un dono dello Spirito.

Maria e Giuseppe, una volta rassicurati dall’arcangelo Gabriele (che a nome di Dio li invitava a «non temere»), non si sono preoccupati della missione incredibile che il Signore aveva loro affidato, ma si sono lasciati prendere per mano e adoperare come docili strumenti della Grazia.

Così siamo invitati a fare noi discepoli di Cristo, sempre, perfino nel momento della persecuzione.