Meglio che si addormenti Lui…

Perché il Signore dorme?

Gesù dorme durante la tempesta

Il nostro sonno e quello di Gesù sono proprio diversi. Noi dormiamo per dimenticare le nostre responsabilità… Lui dorme per scendere agli inferi e salvarci.

Della bellissima omelia di Papa Francesco ieri sera, davanti ad una Piazza San Pietro deserta, c’è un passaggio che mi ha suscitato una riflessione:

È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme.

È vero: è facile ritrovarsi in questo racconto ogniqualvolta ci troviamo immersi nel terrore e nello sconforto – come capita in questi giorni terribili – e chiederci «ma Dio c’è? Dov’è? S’è addormentato?».

Ci si ricorda del Signore solo in situazioni uniche e catastrofiche.

Credenti a giorni alterni?

Non solo i “cristiani di nome” (quelli che vanno a Messa solo a Natale – se va bene – o ai funerali e battesimi dei parenti). Anche noi cristiani “devoti” e praticanti.

Ci ricordiamo di pregare, di “tirare in ballo” il Signore solo quando non sappiamo più che pesci pigliare, non sappiamo – cioè – cavarcela da soli, come facciamo sempre.

E il Papa ce lo ricorda, senza mezze parole:

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità… La tempesta pone allo scoperto… tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.
…siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto… Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato…

Sempre in cerca di un colpevole

Nella nostra giustizia inflessibile siamo abituati a ripetere il proverbio «chi rompe paga, e i cocci sono suoi».

Ma questo lo facciamo valere per gli altri, o solo per le nostre cose spicciole (e a volte nemmeno per quelle, perché siamo abilissimi a trovare scuse e scappatoie se dobbiamo rispondere dei nostri sbagli).

Il proverbio lo dimentichiamo quando si tratta di riflettere sul senso della vita e della storia: finché tutto va bene è merito nostro; quando invece qualcosa non funziona è colpa di Dio (se esiste).

Mi è piaciuto il rilievo del Papa – forse passato inosservato – sul perché Gesù dorma.

Il sonno della pace nel cuore

Papa Francesco dice che Gesù «dorme sereno, fiducioso nel Padre». Viene in mente la preghiera del Salmista:

«In pace mi corico e subito mi addormento,
perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare»
(Sal 4,9).

È una sottolineatura fondamentale. Gesù dorme non perché si disinteressa dei suoi amici, del mondo attorno a sé (come invece sono convinti i discepoli, che gli chiedono «Maestro, non t’importa che siamo perduti?»).

Egli dorme perché ha fiducia nel Padre. Lui che – proprio ai suoi discepoli – insegnerà:

«non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo… ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?» (cfr Mt 6,25-30)

Quello di Gesù è il riposo della fiducia incrollabile in Dio Padre.

Il sonno da sonnifero

Ben diverso è il sonno dei discepoli… Mi è venuta in mete subito la scena a parti invertite, quando Gesù è nella sua “tempesta”, nell’agonia del Getsemani, e i discepoli si addormentano:

«Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”. Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava… Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”» (cfr Lc 22,39-46).

Gesù vive una tragedia che non è solo sua: riguarda tutta l’umanità.

I discepoli invece hanno gli occhi pesanti per la tristezza. Poco prima, a tavola – nel Cenacolo – avevano litigato su chi tra loro fosse il più grande, si erano forse accusati l’un l’altro tentando di immaginare chi fosse il traditore

È questa la differenza: quello dei discepoli sembra un sonno indotto artificialmente, quasi per far tacere la mente e il cuore. Un sonno da sonnifero, per dimenticare le proprie responsabilità e tutto quello che succede attorno a sé.

Cosa bisogna temere per davvero

Gesù dorme nel bel mezzo della tempesta perché sa che non è quello il male di cui avere paura. Ai suoi discepoli aveva insegnato:

«Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui» (Lc 12,4-5).

I discepoli invece dormono proprio quando c’è da vegliare, quando il male che c’è in campo è ben altro: è il male che può uccidere anche l’anima.

Proprio come l’uomo contemporaneo (e di tutti i tempi della storia): si addormenta proprio quando è il momento di vegliare. Abbassa la guardia proprio quando è sotto attacco, “dorme sugli allori” invece di pensare che è ora di cambiare rotta, che non si può andare avanti così:

«come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti» (Mt 24,38-39).

Così ha detto ieri il Papa:

Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato.

Vivevamo anestetizzati dall’egoismo, dalla fiducia in noi stessi e nei nostri mezzi… e siamo andati a sbattere.

Cosa possiamo fare ora?

Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.

Adesso non ci resta altro che pregare, ma occorre che lo facciamo in modo diverso dai discepoli.

Non possiamo “tirare per la veste il Signore” partendo dal dubbio (o – peggio – dalla convinzione) che Dio stia dormendo, che si sia disinteressato di noi, che non gli importi delle nostre sofferenze, dei tanti morti di cui vediamo portar via le bare in lunghe file di camion militari

Dobbiamo pregarlo – invece – con la certezza che quando Lui dorme è perché sta pensando a noi.

L’ultimo sonno del Signore

C’è un altro sonno di Gesù che i Vangeli non raccontano, ma che è ben raccontato dai Padri della Chiesa: è il sonno della morte, che Gesù ha subito per noi.

Gesù ha iniziato questo sonno abbandonandosi fiduciosamente tra le braccia del Padre Suo, sulla Croce, dicendo: «Padre,nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46).

In quei giorni di silenzio e solitudine (che molto assomigliano ai nostri giorni di isolamento e sconforto di questa terribile pandemia), Gesù si è addormentato per far risvegliare tutti noi.

Proprio quando Dio sembra assopito, disinteressato, assente dalla nostra vita… proprio allora Egli sta offrendo la Sua vita per la nostra Salvezza.

C’è una bellissima omelia antica sul Sabato Santo, di un autore sconosciuto, che è proposta nell’Ufficio di Letture del Breviario che pregano i sacerdoti e i religiosi, e che propongo sempre a tutti in quel giorno, e gioca proprio sul sonno di Gesù e quello di Adamo ed Eva e di tutti i morti:

Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi…
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore!». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.

L’intera Omelia la potete trovare su questo sito cliccando qui

Ma intanto chiudo questa riflessione dicendo – a me e a voi – è meglio che sia Cristo a dormire, piuttosto che noi, no?

E se in questi giorni ci pare che il Signore dorma, beh… sappiamo cosa sta facendo. Ormai la Pasqua è vicina.