21 dicembre – 5° giorno della Novena di Natale

Cant 2,8-14; Sal 33; Lc 1,39-45

Cosa avreste fatto voi nei panni di Maria? Dite la verità! Non sareste rimasti “intontiti” dopo un’esperienza così travolgente? Non vi sareste presi a pizzicotti per verificare di non aver avuto un sogno o un’allucinazione? E – una volta preso atto che era tutto vero – non vi sareste persi nel fantasticare (in un misto tra esaltazione e timore) sul vostro futuro?

E poi – scendendo coi piedi per terra – cosa avrebbe consigliato una mamma alla figlia adolescente che rimane incinta (per di più di un bambino così particolare e “da custodire con cura”)? Avrebbe cominciato con una serie di «mi raccomando questo, mi raccomando quello…», no? Di sicuro non l’avrebbe lasciata partire di corsa a scalare le montagne, per un cammino lunghissimo e faticoso!

La vocazione è missione

Come mai la prima cosa che viene in mente di fare a Maria è di partire?

Perché quando Dio ti chiama, ti invia. È stato così per tutti i Patriarchi (Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè…) e lo sarà per i discepoli.

Maria è stata davvero «coperta dallo Spirito Santo», e lo Spirito Santo non ci lascia fermi e immobili: è come il vento, che dà vita a tutto e tutto trasforma.

E poi perché Maria non è una semplice “uditrice” della Parola di Dio, ma la ascolta, la accoglie nel suo cuore (cfr Lc 2,19 e Lc 2,51b).

La Parola di Dio presa sul serio

Ha appena accolto la Parola – il Verbo eterno di Dio – dentro di sé, e con questa accoglienza lo farà diventare carne. Ma l’annuncio della sua vocazione non è l’unica cosa che l’angelo le ha detto. Maria accoglie tutte le parole del suo Signore, dalla prima all’ultima, senza lasciarne andare a vuoto nemmeno una, come fece in antichità il piccolo Samuele (cfr 1Sam 3,19).

L’angelo le aveva detto: «Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile» e subito va. Non sta a pensare a se stessa, ma immagina la difficoltà e il bisogno di sua cugina che – in età avanzata – deve affrontare il peso di una gravidanza ed è già al sesto mese!

La gioia genera la carità

Di sicuro non va da Elisabetta per verificare se fossero vere le parole dell’angelo, ma perché lieta delle opere di Dio (che canterà nel Magnificat proprio in casa della cugina) e desiderosa di rendersi utile, come ci dice bene Sant’Ambrogio nel suo commento al vangelo di Luca:

«Appena Maria ebbe udito ciò, si avviò in fretta verso la montagna, non perché fosse incredula della profezia o incerta dell’annunzio o dubitasse della prova, ma perché era lieta della promessa e desiderosa di compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall’intima gioia. Dove ormai, ricolma di Dio, poteva affrettarsi ad andare se non verso l’alto? La grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze».

Il trionfo dello Spirito di Dio che ricrea ogni cosa

L’incontro tra le due donne, la giovinetta e l’anziana cugina, è un tripudio di gioia: è la danza dello Spirito Santo, che trova due vele spiegate da gonfiare con la Sua forza. I cuori e le vite di Maria ed Elisabetta sono totalmente a disposizione dell’opera creatrice di Dio, che – come all’inizio della creazione – si libra sulle acque e trasforma il caos in un kòsmos, un mondo nuovo!

Lo stesso Spirito che è disceso in Maria ora colma Elisabetta e le fa esclamare:

«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? …E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Lo Spirito Santo fa sgorgare dal cuore e dalle labbra di Elisabetta la stessa beatitudine che Gesù attribuirà – anni dopo – a Maria:

«Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!» (cfr Lc 11,27-28).

Una Parola da non far ammuffire

Maria è “beata” perché ha accolto la Parola in modo così totale da permetterle di prendere forma umana dentro di lei. Ma anche perché, prima ancora di partorire e mettere alla luce il Figlio di Dio, ne è diventata la portatrice, la missionaria: è l’apostola del Vangelo!

Dio non ci dona la Sua Parola per lasciarla ad ammuffire nel cuore, ma per essere subito portata fuori e condivisa! Maria l’ha capito, Elisabetta (che si era tenuta nascosta per i mesi precedenti) l’ha capito, e non oppongono alcuna resistenza alla forza dirompente dello Spirito.

Quanti “cristiani” al giorno d’oggi, invece, vedono la fede come un fatto privato: sono in cerca di visioni e “rivelazioni nascoste e paranormali” e – quando credono di averle ottenute – le custodiscono gelosamente per sé o ne traggono l’occasione per formare una sorta di setta…


* Il Signore viene a noi perché lo portiamo immediatamente al mondo. Mettiamoci subito in cammino – come Maria – oppure sarà un altro Natale sprecato.