Secca l’erba, ma la Parola di Dio dura per sempre

Secca l'erba...
Omelia per martedì 12 dicembre 2023

Letture: Is 40,1-11; Sal 95 (96); Mt 18,12-14

L’anno scorso, seguendo l’invito di Isaia nell’incipit della prima lettura, vi ho lasciato una “parola d’ordine” da appuntare sulla testiera del letto o sullo sportello del frigorifero, ovvero: la necessità di consolare.

Come l’erba sono i giorni dell’uomo

Quest’anno prendo spunto da alcuni versetti più avanti nel testo, che sembrano di tono decisamente più triste e tragico:

Ogni uomo è come l’erba
e tutta la sua grazia è come un fiore del campo.

Secca l’erba, il fiore appassisce
quando soffia su di essi il vento del Signore.

Prese fuori dal loro contesto, queste parole non fanno che gettare tristezza nel cuore, ricordandoci quanto siamo fragili e destinati a perire.

Non ci fa male pensarlo

Il paragone della vita dell’uomo con quella del fiore del campo e dell’erba non compare solo qui, ma si trova anche nei Salmi (cfr Sal 90,3-6 e Sal 103,15-16).

Non è affatto un male ricordarci della nostra caducità, soprattutto in un mondo che soffre di delirio di onnipotenza e rifiuta ogni limite…

Ma l’intento della Scrittura non è tanto quello di dare una “batosta” morale all’uomo, quanto aiutarlo a puntare lo sguardo su ciò che dura per sempre.

Non è finita qui

Infatti, subito dopo l’affermazione perentoria della fragilità dell’uomo, sia Isaia che il salmista pongono una congiunzione avversativa che obbliga a fare una “inversione a U” nella riflessione:

Secca l’erba, appassisce il fiore,
MA la parola del nostro Dio dura per sempre
(Is 40,8).


L’uomo: come l’erba sono i suoi giorni!
MA l’amore del Signore è da sempre
(Sal 103,15.17).

Coraggio!

Quello che gli autori sacri vogliono trasmettere non è un confronto impari tra Dio e l’uomo, una sorta di “prova di forza” da parte di Dio, ma l’invito a confidare nel Signore nonostante le nostre fragilità ci facciano paura e ci portino spesso allo scoraggiamento (che è l’altra faccia della medaglia del delirio di onnipotenza).

Dal “MA” avversativo, che “inverte la rotta”, Isaia fa scaturire un grande incoraggiamento, che invita a fidarsi di Dio, il quale manifesta la Sua onnipotenza sia con la forza del Suo braccio che con la tenerezza del Suo cuore di pastore e padre:

«Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio…

Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».

L’immagine finale anticipa e prepara quella che troviamo nel vangelo, in cui ascoltiamo la parabola della pecorella smarrita nella versione di Matteo, che ci ricorda – ancora una volta – che, per quanto piccoli e fragili siamo, Dio non vuole che nessuno si perda.

La Parola di Dio è per sempre

Alla fine di questa piccola riflessione, dobbiamo fissare nella mente che è bene riflettere sulla nostra caducità e farci un bagno di umiltà, ma allo stesso tempo dobbiamo stare attenti a non cadere nello scoramento.

Per trovare questo equilibrio, l’unica strada è fare affidamento sulla Parola di Dio, che dura per sempre:

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (cfr Mc 13,31)

E la Parola nella quale noi crediamo è viva e fa vivere in eterno:

«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,25-26).