Lungo la strada…30ª Domenica del Tempo Ordinario (B)

Sulla strada di Gesù

Per un cristiano l’unica strada è quella di Gesù: quella della Croce. Tutto il Vangelo ruota attorno a questo cammino, sul quale Cristo chiama tutti a seguirlo|

Ger 31,7-9; Sal 126; Eb 5,1-6; Mc 10,46-52

Quanti incontri facciamo per strada ogni giorno?

Indubbiamente, lungo la strada incrociamo tantissime persone, ma non tutte le incontriamo veramente.

Alcuni sono solo sconosciuti e passanti, che non degniamo nemmeno di uno sguardo, altri ci incuriosiscono (per come sono vestiti, per come camminano o parlano, perché ci ricordano qualcuno), ma sono solo degli “oggetti” da scrutare…

Altri non vorremmo proprio incontrarli: facciamo finta di non vederli e – se riusciamo – li scansiamo.

Grazie al cielo, alcune persone le incontriamo volentieri e ci fermiamo anche a salutarle, per condividere un po’ della nostra vita.

Un Maestro sempre per strada

Nel vangelo di oggi l’espressione «lungo la strada» ricorre due volte, e non è un caso, perché Gesù è sempre in cammino.

Il Nazareno è un Maestro unico nel suo genere: non ha aperto una scuola a Gerusalemme (come i più famosi rabbini), ma ha fatto della strada la sua “scuola”.

Questa strana “aula” che è la strada non ha mura né confini, perché Lui ha deciso di non escludere nessuno dalla sua “classe”.

A differenza di noi, Gesù – sulla strada – non ha mai negato a nessuno una risposta, una parola, un’attenzione: nemmeno ai suoi nemici più acerrimi.

La strada è il luogo dove Dio è sceso ad incontrare l’uomo, ogni uomo, e dove ci chiede di andare a fare altrettanto:

«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15).

Come ci sta ripetendo il nostro Vescovo Francesco fin dalla Lettera Pastorale dell’anno scorso, siamo chiamati a metterci in ascolto, in attesa e servizio degli uomini, là dove la vita accade: e dove mai accade più vita se non sulla strada?

Non tutte le strade vanno bene

Ma non tutte le strade sono uguali, e non tutte portano a Roma… quella che sta percorrendo Gesù è un tragitto ben preciso e ormai segnato.

Gerico era l’ultima tappa dei pellegrini israeliti che andavano a Gerusalemme, una tappa impegnativa e decisiva: 30km in salita, dalla depressione del Mar Morto (circa 300 metri sotto il livello del mare) alla montagna su cui era costruita la Città Santa di Davide (circa 800 metri di altitudine).

Per Gesù, quella tappa non sarebbe stata impegnativa solo fisicamente, ma soprattutto a livello umano: era l’ultima volta che intraprendeva quel tragitto assieme ai Suoi discepoli, dopo sarebbe giunta l’Ora, tragica e tanto attesa… l’ora delle tenebre e poi della luce.

All’orizzonte di quella strada – come aveva già cercato di dire per tre volte ai Suoi discepoli – si sarebbe compiuta finalmente la Sua Missione.

Sulla strada giusta

Proprio su questa strada è seduto a mendicare Bartimèo… cieco.

Tra i tanti malati guariti da Gesù di cui ci narra l’evangelista Marco, questo è l’unico di cui ci rivela il nome… e nemmeno questo è un caso: con tutta probabilità, vuole segnalarci che quest’uomo divenne a tutti gli effetti un discepolo di Gesù (come si intuisce dalla finale del brano: «e lo seguiva lungo la strada»).

La strada dell’avere

Lungo la strada verso Gerusalemme Gesù era stato fermato dal “giovane” ricco: in lui aveva sperato di trovare un nuovo “seguace”, ma quello – invece – se n’era andato via triste, bloccato dai suoi molti beni

La strada del potere

Sulla stessa strada era stato fermato da Giacomo e Giovanni: almeno da loro sperava di ricevere domande importanti sul senso della Sua Missione, ma quelli avevano solo mire di gloria

La strada del successo o della rovina

Lungo la strada che parte da Gerico, Gesù è circondato da una folla immensa che non sa bene dove sta andando: qualcuno pensa a un ingresso trionfale a Gerusalemme, qualcun altro teme di fare una brutta fine…

La strada della fiducia

E poi c’è lui, il cieco, che sulla strada mendica pietà.

A Bartimeo Gesù rivolge la stessa domanda fatta ai figli di Zebedeo:

«Che cosa vuoi che io faccia per te?»

Ma mentre alla pretesa dei due Boanèrghes aveva risposto «Voi non sapete quello che chiedete», a quest’uomo in cerca di pietà risponde:

«Va’, la tua fede ti ha salvato»

Ai primi «No!», a quest’ultimo «Sì», perché la richiesta del figlio di Timeo è carica di fede: chiede a Dio di aiutarlo a superare il proprio limite, di soccorrerlo con la Sua misericordia, di aiutarlo a credere (nel vangelo – soprattutto in Giovanni – “vedere” è sinonimo di “credere”).

È l’ultimo miracolo compiuto da Gesù prima di entrare nel vivo della Sua Missione.

Diventare tutti Bartimèo

Per farci incamminare decisamente sulla strada giusta dietro a Gesù, Marco – dopo tanti esempi sbagliati (il “giovane” ricco, ma soprattutto gli stessi Dodici) – ci propone Bartimèo.

Ricordiamoci che il secondo vangelo è stato scritto per i Catecumeni, coloro che si preparavano al Battesimo per diventare discepoli di Cristo: ecco perché aveva chiuso la prima parte del suo racconto col miracolo del sordomuto («Effatà», cioè: «Apriti!») e ora chiude la seconda parte con la guarigione del cieco.

Chi vuole diventare discepolo di Gesù deve farsi aprire le orecchie, la bocca e gli occhi; solo così può mettersi a seguire Gesù «lungo la strada»:

«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 8,34).

Possiamo diventare discepoli e incamminarci sulla stessa strada del Maestro solo se non ci rinchiudiamo in noi stessi e siamo disposti a “perderci”, a lasciare tutto come Bartimeo, che getta via il mantello per correre incontro a Gesù.

Non è un particolare annotato a caso: per un mendicante il mantello era l’unica ricchezza: gli serviva come stuoia e coperta per la notte, per ripararsi dal freddo, e per raccogliere le poche elemosine che gli gettavano.

Il “mantello” che non riusciamo a toglierci

Quante volte invece – nella vita – si rinuncia a fare delle scelte radicali perché si ha paura a scrollarsi di dosso le abitudini, le misere sicurezze dietro le quali ci rifugiamo («ho sempre fatto così, alla mia età è tardi per cambiare…»; «e se poi me ne pento? E se mi accorgessi che non era il caso?»; «chi lascia la strada vecchia per la nuova…»).

A volte i miracoli che vorremmo accadessero nella nostra vita non succedono solo ed esclusivamente perché vogliamo “tenere il piede in due scarpe”, ovvero: non siamo disposti a fare scelte radicali, a mettere da parte la vita di prima.

Una pesantezza che gettiamo sugli altri

Il “mantello” che non riusciamo a scrollarci di dosso spesso diventa una coltre pesante che facciamo gravare anche sugli altri:

«Molti lo rimproveravano perché tacesse»

Chi fa tacere Bartimèo non è una folla anonima: sono tutti “seguaci” di Gesù, a vario titolo. Tra loro ci sono di sicuro anche i dodici apostoli.

Riflettiamo: a cosa ci fa pensare questo? Che molte volte sono proprio quelli più vicini a Gesù (noi cristiani) che, con un atteggiamento di chiusura e ostilità, impediscono a persone di buona volontà di incontrare, conoscere e seguire Gesù e il suo Vangelo!

Prima deve guarire la Chiesa

Eh già: prima di chiamare a sé nuovi discepoli, il Maestro deve “fare lo sforzo” di guarire i Suoi dalle loro durezze e chiusure. Prima di guarire Bartimèo, Gesù opera anzitutto il miracolo di guarigione del cuore dei discepoli e della folla, obbligandoli a diventare generosi invece che indifferenti, egoisti e scostanti:

Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!»

Cosa volgiamo veramente?

«Che cosa vuoi che io faccia per te?»

Strana domanda da fare ad un cieco, no? Eppure, è un forte monito a riflettere: noi cosa avremmo chiesto al posto di Bartimèo?

Diciamo sempre che «la salute è la cosa più importante»… ma ne siamo sicuri? È sempre la prima cosa che cerchiamo nella nostra vita? E stiamo davvero così attenti da non sprecarla per raggiungere altri obiettivi (straordinari sul lavoro per avere più soldi, bevute e fumate esagerate in compagnia per mantenere uno status symbol davanti agli altri…)?

E se dovessimo esprimere adesso un unico desiderio ad un fantomatico “genio della lampada”, cosa chiederemmo? Facciamo una scala dei valori e dei desideri della nostra vita…

La domanda di Gesù non è affatto scontata: ci aiuta a fare chiarezza nel cuore, a capire cosa desideriamo per davvero, cosa (o chi) ha il primo posto nella nostra vita.

Bartimèo ha risposto «Rabbunì, che io veda di nuovo!», pur sapendo che – una volta recuperata la vista – avrebbe dovuto cominciare a darsi da fare, a cercarsi un lavoro, a fare fatica…

Non avrebbe potuto chiedere qualcosa di più comodo (come un’assistenza sociosanitaria o un vitalizio)?

Una vera conversione

«E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada»

Bartimèo non è il furbo che «avuta la grazia, gabbato lo Santo» (cosa che tante volte facciamo noi), ma ri-orienta tutta la sua vita mettendovi al centro Gesù: quell’Uomo che non gli ha semplicemente risolto un problema, ma gli ha salvato la vita!

Conversione è cambiare strada, fare “inversione a U”! E la strada di Gesù diventa ora anche quella di Bartimèo!

La strada non è solo un tragitto: è il simbolo di tutta la vita.

Per un cristiano l’unica strada è quella di Gesù: quella della Croce.

Tutto il Vangelo ruota attorno a questo cammino, sul quale Cristo chiama tutti a seguirlo.

Facciamo tutti fatica a prendere questa strada, perché ne intravediamo la sofferenza, ma soprattutto perché non ci ricordiamo che Gesù non lascia mai soli, ma – anzi – cammina davanti e assieme a quelli che ha chiamato.