Argomento: conversione

Contenuti che riguardano l’argomento “conversione”

Cambiare si può, e si deve!

26ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

cambiare si può

Gesù ci chiede di cambiare profondamente, di smetterla di crederci perfetti e di atteggiarci come se lo fossimo. Sì, perché anche noi – come i «capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo» – crediamo di essere “a posto”, di poter vantare dei crediti verso Dio e verso il resto del mondo. Pensiamo di non dover cambiare una virgola nella nostra vita perché andiamo a Messa la domenica, facciamo l’elemosina etc… ma allora siamo esattamente come il secondo figlio del racconto, che dice di «sì» solo a parole, esteriormente, ma poi non fa la volontà del padre…
Ma Dio non è in cerca di “soldatini” che marciano tutti in fila seguendo una “cerimonia”, ma di persone libere, che si giocano giorno per giorno rispondendo alla Sua chiamata, alle Sue sfide. Egli ci ha donato la libertà, pur sapendo che era un dono difficile da gestire, perché ha deciso di fidarsi di noi, nonostante le nostre fragilità.
Se ci diamo da fare, mettendo in gioco la nostra libertà e tutto noi stessi, ci «sporcheremo le mani», è ovvio… sbaglieremo anche, ma è questo che siamo chiamati a fare.

Tutti giù per terra!

14ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

Casca la terra... tutti giù per terra!

L’umiltà è una virtù apprezzata… negli altri. Molto più difficile è desiderare l’umiltà per se stessi, perché – al primo dispetto – reagiamo con durezza, giustificandoci che «non bisogna farsi mettere i piedi in testa».
L’umiltà non è questione di carattere, di portamento, di sensibilità… è rimanere con i piedi ben piantati per terra, ricordandoci sempre che di quella siamo fatti.
L’umiltà è una virtù e – in quanto tale – è un dono di Dio, da chiedere con insistenza e coltivare giorno per giorno.
Gesù ci chiede di imparare l’umiltà perché essa è la condizione per conoscere Dio, che «ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli».
E ci insegna anche la strada per divenire umili come Lui: è la via del Calvario. Portando lo stesso giogo della Croce assieme a Lui, come il Cireneo, condividendo questo cammino faticoso, diventeremo Suoi compagni di viaggio, e – nel frattempo – Egli ci rivelerà i misteri del Padre, nascosti a dotti e ai sapienti.

Eucaristia domestica

3ª Domenica di Pasqua (A)

Eucaristia domestica

Il racconto dei due discepoli di Emmaus ci aiuta ad approfondire il senso dell’Eucaristia che celebriamo e di come essa si inserisce nella nostra quotidianità.
In questo difficile e triste periodo in cui siamo obbligati al “digiuno eucaristico” dobbiamo però cogliere l’opportunità di riscoprire quella “eucaristia” quotidiana che si rinnova ogni giorno sulla mensa delle nostre case, chiamate ad essere delle piccole “chiese domestiche”.
Anche lì la Parola chiede di diventare carne intrecciandosi con la nostra vita e noi siamo chiamati a “spezzarci”, diventando cibo e offerta gli uni per gli altri.

Non dire «sono fatto così»

Lunedì della 2ª settimana di Pasqua

sono fatto così

Il cristiano non può dire «ormai, alla mia età, non posso più cambiare. Io sono fatto così», perché renderebbe vana la Croce di Cristo e la Grazia da Lui conquistata.
Se fossimo solo “carne” potremmo dire che molte cose sono irreparabili. Ma noi non siamo solo carne: siamo spirito. Col Battesimo siamo «rinati dall’alto», e dentro di noi lo Spirito Santo ha messo un germe di vita eterna: la Grazia di Cristo.
Attraverso questo dono noi possiamo continuamente rinnovarci interiormente per assomigliare sempre più a Cristo, che in noi fa morire «le opere della carne» e fa crescere «il frutto dello Spirito» (cfr Gal 5,16-26).

Vinta è ormai la morte

5ª Domenica di Quaresima (A)

Vinta è ormai la morte

In questo cammino alla riscoperta dei doni del nostro Battesimo siamo di fronte la passo più difficile: quello che ci mette a tu per tu con la morte.
Il racconto della vicenda di Lazzaro è scandaloso: sembra quasi che Gesù “giochi” con la nostra paura di morire. Ancora una volta, di fronte alla nostra sofferenza, sembra essere assente, altrove. È un mistero il fatto che Dio permetta la nostra sofferenza e angoscia, ma – proprio perché nemmeno Gesù si è risparmiato la sofferenza della morte e l’angoscia del sentirsi abbandonato persino da Dio nel momento della prova suprema – il Signore ci chiede di fidarci, e di accettare questa prova come necessaria.
Solo accettando di stare nel buio fetore del sepolcro con Lazzaro, di morire e consumarci come il chicco di grano, potremo sperimentare la forza di Cristo sulla morte. Solo allora potremo essere certi che anche per noi ci sarà quel grido di vittoria del Risorto: «Vieni fuori!». Il grido di colui che alla morte intima: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Ero cieco e ora ci vedo

4ª Domenica di Quaresima (A)

Il cieco nato

Se siamo convinti di vederci bene, di saper già tutto, di non dover mai rimettere in discussione la nostra vita, non possiamo crescere nella fede. Potrebbero succedere attorno a noi le più grandi meraviglie ma non saremo mai in grado di leggervi dietro la presenza e la mano di Dio, che continua in modo misterioso a creare e ricreare l’uomo e il mondo. Come i discepoli ci fermeremo a chiedere «di chi è la colpa?». Come i farisei continueremo a catalogare tutto il mondo con gli schemi della legge antica, e non saremo in grado di vedere le grandi opere di Dio.
Dobbiamo chiedere al Signore di guarire, di ricreare i nostri occhi, così da saper riconoscere in Lui il Signore della storia e gettarci ai suoi piedi per adorarlo.