Argomento: conversione

Eucaristia domestica

I discepoli di Emmaus

3a Domenica di Pasqua
Il racconto dei due discepoli di Emmaus ci aiuta ad approfondire il senso dell’Eucaristia che celebriamo e di come essa si inserisce nella nostra quotidianità.
In questo difficile e triste periodo in cui siamo obbligati al “digiuno eucaristico” dobbiamo però cogliere l’opportunità di riscoprire quella “eucaristia” quotidiana che si rinnova ogni giorno sulla mensa delle nostre case, chiamate ad essere delle piccole “chiese domestiche”.
Anche lì la Parola chiede di diventare carne intrecciandosi con la nostra vita e noi siamo chiamati a “spezzarci”, diventando cibo e offerta gli uni per gli altri.

Non dire «sono fatto così»

sono fatto così

Lunedì della 2a Settimana di Pasqua
Il cristiano non può dire «ormai, alla mia età, non posso più cambiare. Io sono fatto così», perché renderebbe vana la Croce di Cristo e la Grazia da Lui conquistata.
Se fossimo solo “carne” potremmo dire che molte cose sono irreparabili. Ma noi non siamo solo carne: siamo spirito. Col Battesimo siamo «rinati dall’alto», e dentro di noi lo Spirito Santo ha messo un germe di vita eterna: la Grazia di Cristo.
Attraverso questo dono noi possiamo continuamente rinnovarci interiormente per assomigliare sempre più a Cristo, che in noi fa morire «le opere della carne» e fa crescere «il frutto dello Spirito» (cfr Gal 5,16-26).

Vinta è ormai la morte

Vinta è ormai la morte

5a Domenica di Quaresima – In questo cammino alla riscoperta dei doni del nostro Battesimo siamo di fronte la passo più difficile: quello che ci mette a tu per tu con la morte.
Il racconto della vicenda di Lazzaro è scandaloso: sembra quasi che Gesù “giochi” con la nostra paura di morire. Ancora una volta, di fronte alla nostra sofferenza, sembra essere assente, altrove. È un mistero il fatto che Dio permetta la nostra sofferenza e angoscia, ma – proprio perché nemmeno Gesù si è risparmiato la sofferenza della morte e l’angoscia del sentirsi abbandonato persino da Dio nel momento della prova suprema – il Signore ci chiede di fidarci, e di accettare questa prova come necessaria.
Solo accettando di stare nel buio fetore del sepolcro con Lazzaro, di morire e consumarci come il chicco di grano, potremo sperimentare la forza di Cristo sulla morte. Solo allora potremo essere certi che anche per noi ci sarà quel grido di vittoria del Risorto: «Vieni fuori!». Il grido di colui che alla morte intima: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Ero cieco e ora ci vedo

Il cieco nato

4a Domenica di Quaresima – Se siamo convinti di vederci bene, di saper già tutto, di non dover mai rimettere in discussione la nostra vita, non possiamo crescere nella fede. Potrebbero succedere attorno a noi le più grandi meraviglie ma non saremo mai in grado di leggervi dietro la presenza e la mano di Dio, che continua in modo misterioso a creare e ricreare l’uomo e il mondo. Come i discepoli ci fermeremo a chiedere «di chi è la colpa?». Come i farisei continueremo a catalogare tutto il mondo con gli schemi della legge antica, e non saremo in grado di vedere le grandi opere di Dio.
Dobbiamo chiedere al Signore di guarire, di ricreare i nostri occhi, così da saper riconoscere in Lui il Signore della storia e gettarci ai suoi piedi per adorarlo.

L’anfora vuota e il cuore pieno

Anfora vuota

3a Domenica di Quaresima – La Liturgia della Quaresima ci fa percorrere un cammino catecumenale, di riscoperta del nostro Battesimo. Ogni domenica una nuova tappa, un nuovo gradino.
Dopo aver sperimentato nel deserto il dubbio di non essere figli di Dio e aver scoperto che Dio non ci abbandona alla tentazione ma la affronta con noi, siamo saliti sul Tabor a “sbirciare” la gloria e la gioia che ci attendono, e abbiamo scoperto che per arrivarci dobbiamo impegnarci ad ascoltare il Figlio di Dio, a prenderlo sul serio e incamminarci con Lui sulla via della Croce. Oggi, in questo terzo passo del nostro cammino, siamo a tu per tu con la nostra sete e la sete di Dio. Scopriamo che noi spesso cerchiamo di appagare la nostra sete e i nostri desideri con un’acqua “stagnante”, e che invece Dio – che ha sete dell’incontro con noi – desidera saziarla per sempre con il dono del Suo Santo Spirito, fonte di acqua viva che zampilla in noi per la vita eterna. Anche noi – come la Samaritana – diciamo a Gesù: «Signore, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete!»

Adesso basta! Si cambia tutto

è ora di cambiare tutto

Novena di Natale 7 – La conversione non è un cambiare tanto per cambiare (col rischio di buttare ciò che era meglio tenere), ma il farsi “nuovi dentro” per accogliere la novità dirompente del Vangelo. Quando finalmente Zaccaria lascia fare a Dio, la sua vita si rinnova completamente, ed inizia a profumare di gioia e di festa.