1a Domenica di Avvento

Is 2,1-5; Sal 122; Rm 13,11-14; Mt 24,37-44

Inizia un nuovo anno liturgico, nel quale ci accompagnerà l’evangelista Matteo.

Inizia come era finito: con Gesù che ci invita a prendere in considerazione la provvisorietà di tutto quel che ci circonda; ma noi – purtroppo – non ce ne rendiamo conto, e continuiamo a vivere facendo le nostre cose, immersi nelle occupazioni quotidiane, come se niente fosse.

Il libro scritto da Dio

Gesù era un grande osservatore della natura e di tutto ciò che circonda l’uomo, e invitava spesso a leggerla come un grande libro:

«non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete… Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre… E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano…» (Mt 6,25-28).

«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina» (Lc 21,29).

La natura è il primo libro che Dio ha scritto (e continua a scrivere) per l’uomo. Ma non basta vedere, o guardare distrattamente… Quel libro che tutti possono leggere (anche gli analfabeti), occorre studiarlo con attenzione, e chiederci che cosa il Signore ci voglia dire:

«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?» (Lc 12,54-57).

Il libro che l’uomo crede di poter scrivere da solo

Nel vangelo di oggi Gesù ci invita a leggere non solo il libro del creato che ci circonda, ma anche la storia: quel libro che l’uomo ha la presunzione di scrivere da solo, in totale autonomia, con le proprie azioni.

L’errore è madornale: sarebbe come pretendere di girare un film lasciando che ogni attore faccia quel che vuole, senza un regista che conosce la storia e “cuce” assieme le pezze per tessere la trama secondo uno schema ben preciso.

Intendiamoci: noi non siamo burattini manovrati da Dio, perché Egli non derogherebbe mai al grande dono (e alla grande responsabilità) che ci ha fatto di essere liberi.

Ma se ognuno vive e agisce solo per se stesso, slegato da ogni altra persona, contesto o situazione… il risultato è che la storia si riduce ad un semplice scorrere del tempo, dove ogni cosa può ripetersi centinaia, migliaia di volte, senza che se ne capisca il senso e la finalità.

E così – purtroppo – è stato in tante, tantissime occasioni. Per questo Gesù ci invita a leggere la storia con gli occhi di Dio, attraverso la visione credente della Sacra Scrittura:

«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo».

Per essere oggettivi bisogna guardare con gli occhi di Dio

Viene un po’ da compatirli i contemporanei di Noè: non è facile essere oggettivi quando si è coinvolti e totalmente immersi in una situazione, positiva o negativa che sia. Si saranno detti più volte (come capita oggi): «non è mica la prima volta che piove così tanto…».

Oppure – con l’aumentare degli allagamenti e delle alluvioni – avranno iniziato la solita “tiritera” che sentiamo anche ai nostri giorni: «ci stiamo distruggendo con le nostre stesse mani: madre natura si ribella!», ma senza prendersi troppo sul serio… d’altronde avevano altro di più importante da fare, no?

È sempre così: la storia si ripete all’infinito, perché nessuno si ferma un attimo e sale sulla collina a guardare giù cosa sta succedendo. Ci si lascia trasportare – inerti e inconsapevoli – dal “magma” dello scorrere degli eventi, senza mai far nulla di concreto per cambiare.

E anche le cose terribili già successe nel passato sembrano solo un lontano ricordo che non fa più così paura (a poco è servito istituire il Giorno della Memoria come monito per non farsi più ubriacare dal delirio nazista che portò all’Olocausto di milioni di Ebrei e uomini innocenti durante la seconda guerra mondiale).

Saper leggere e capire la storia non è questione di intelligenza umana. Si tratta di uno sguardo diverso, uno sguardo di fede, convinto che tutto ciò che accade, scorre sotto gli occhi di Dio. E cercare di mettersi nella stessa angolazione del Padre, per osservare le cose come le vede Lui.

Buoni e cattivi, distratti e svegli

In realtà, persone attente e “illuminate” ci sono in ogni epoca storica, così come oggi ci sono migliaia di giovani che – “accesi” da una cocciuta ragazzina svedese – stanno popolando le piazze di tutto il mondo per cercare di svegliare le coscienze addormentate, non solo dei potenti della terra, ma della maggior parte degli uomini, che vivono esattamente come ai tempi di Noè, mangiando, bevendo, sposandosi etc…

È così: il mondo non si divide tra “buoni” e “cattivi” (perché tutti quanti siamo poveri e miseri peccatori, bisognosi della misericordia di Dio), ma tra “distratti” e “svegli”.

Attenti al Regno che cresce nel quotidiano

Tutti abbiamo il compito di fare il nostro dovere su questa terra. Essere “svegli” non significa smettere di lavorare e vivere con l’ansia dell’apocalisse imminente, «senza fare nulla e sempre in agitazione» (2Ts 3,11).

Si tratta però di fare il proprio lavoro con l’occhio allenato a riconoscere ogni piccolo “movimento” con il quale il Signore cerca di manifestarmi l’avvicinarsi del suo Regno. Ogni cosa attorno a noi parla di Dio, se la sappiamo osservare e leggere con i Suoi occhi: un albero, una nuvola, un avvenimento passato, presente o futuro…

E così quando arriverà il Figlio dell’Uomo a chiamarci, il mondo sarà diviso esattamente così: tra chi è attento, sveglio, pronto… e chi – purtroppo – è sempre distratto, inconsapevole, troppo occupato e intento a fare le sue cose, a cercare di scrivere da solo quel libro che è la storia:

«Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata».

Ti prego, portami via con Te!

Letto così, si capisce bene che il fortunato dei due non è assolutamente quello che viene lasciato, perché il Signore verrà per prenderci con sé e portarci nel suo Regno. Chi verrà lasciato sarà solo a causa della sua totale incoscienza, che lo farà rimanere lì con lo sguardo fisso nel vuoto mentre viene fatta l’ultima chiamata e il treno parte senza di lui!

È per questo che – fin da ora – dico al Signore: «ti prego, non permetterlo! Scuotimi! Destami Tu dalla mia sonnolenza, dalle mie distrazioni! Ti prego! Non lasciarmi qui da solo! Portami via con Te!»