La non conoscenza genera la paura e l’orrore

La non conoscenza genera la paura
Commento alle letture di lunedì 17 luglio 2023

Letture: Es 1,8-14.22; Sal 123 (124); Mt 10,34-11,1

Oggi, nella prima lettura, iniziamo a leggere e meditare le pagine del Libro dell’Esodo, il “racconto fondativo” della storia di Israele.

Il “nucleo” della fede

Per gli Ebrei è il “nocciolo” da conservare, il “condensato” della propria storia di fede, da non perdere assolutamente, da mandare a memoria, di generazione in generazione.

È un po’ il corrispondente della nostra Professione di fede cristiana, il Credo che recitiamo ogni domenica durante la Santa Messa (in particolare la parte che riguarda la Croce e la Risurrezione).

Gli autori sacri scrissero il libro dell’Esodo (come primo nucleo attorno al quale si sarebbe pian piano sviluppata tutta la Bibbia) durante il periodo dell’esilio babilonese, quando c’era il timore di perdere per sempre la propria identità.

Allo stesso modo avvenne per i racconti di Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, nucleo originale dei Vangeli, scritti durante il periodo delle prime persecuzioni, con la morte dei primi testimoni oculari.

In poche parole il senso della vita

Ogni Israelita, per raccontare la sua storia, la sua identità, la sua fede, pronuncia tutt’oggi queste parole:

«Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele» (cfr Dt 26,1-11).

È anche la nostra storia

Potremmo dire che questa è anche la nostra storia, non solo perché gli Ebrei sono i nostri antenati nella fede (quella fede nella quale è nato e cresciuto Gesù Cristo), ma perché il racconto dell’Esodo è il paradigma del pellegrinaggio terreno secondo la visione credente della Sacra Scrittura.

La fotografia del mondo

Le prime pagine del libro sono la drammatica descrizione dell’oppressione e delle ingiustizie perpetrate dall’Egitto nei confronti degli Israeliti.

È un racconto che suscita amarezza e disapprovazione allo stesso tempo, ma – se siamo sinceri – dobbiamo riconoscere in questa fotografia la rappresentazione di tutte le ingiustizie che segnano la storia da quando esiste il mondo.

La non conoscenza…

Da dove nasce questa persecuzione, operata prima attraverso la schiavitù e poi con un’atroce pulizia etnica? Dalla paura:

…essi furono presi da spavento di fronte agli Israeliti.

E la paura da dove viene? Dalla non conoscenza:

In quei giorni, sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe.

Il nuovo faraone non sa chi fosse Giuseppe, uno schiavo divenuto primo amministratore d’Egitto per aver fatto il bene del paese.

La non conoscenza genera il sospetto e il pregiudizio, e fa trarre conclusioni affrettate e inverosimili:

«il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi. Cerchiamo di essere avveduti nei suoi riguardi per impedire che cresca, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese».

Se il nuovo faraone avesse conosciuto la storia di Giuseppe e dei suoi fratelli non avrebbe mai potuto pensare così.

La storia si ripete

La non conoscenza: è o non è questa la “molla” che sta sotto ad ogni paura nei confronti dello straniero, del diverso?

Quante ingiustizie e atrocità sono state compiute nella storia a partire da sospetti, pregiudizi o false narrazioni della realtà da parte chi la conosceva ma l’ha mistificata?

Dalla caccia agli untori narrata dal Manzoni ne I promessi sposi alla classica ricerca del colpevole in ogni situazione di calamità, la storia è sempre quella: occorre trovare presto qualcuno di più debole, un capro espiatorio su cui sfogare tutte le proprie frustrazioni.

Così è avvenuto nella storia recente con l’eccidio nazista e in tutte le tremende atrocità compiute lungo i secoli. Se volete “documentarvi”, c’è addirittura chi si è “divertito” a scrivere una storia universale delle atrocità umane (cfr Matthew White, Il libro nero dell’umanità. La cronaca e i numeri delle cento peggiori atrocità della storia, Ponte alle Grazie, 2011).

E non è un caso che al centro dell’orrore della Shoah stiano ancora una volta gli Ebrei, sistematicamente distrutti iniziando a diffondere ogni più bieco sospetto su un popolo che aveva come unica colpa di essere diventato economicamente potente.

Anche nel quotidiano

Ma, senza andare a “scomodare” i grandi e più dolorosi eventi della storia recente, basta vedere su cosa fanno leva i discorsi dell’informazione (manovrata politicamente) per istillare negli animi delle persone la paura e il sospetto verso gli immigrati:

  • ci portano via il posto di lavoro;
  • non hanno la nostra stessa cultura e non riusciranno mai ad integrarsi;
  • sono un pericolo pubblico, e delinquono tutti;
  • vanno messi in quarantena, perché chissà quali nuove epidemie ci portano; etc…

È l’ignoranza, la non conoscenza e il crasso accontentarsi di quello che leggiamo sui Social a generare in noi le peggiori paure, i pregiudizi più insensati e i peggiori atteggiamenti di odio, di rifiuto e anti-umanità.

Come cristiani (ma anche come uomini) dovremmo fare lo sforzo di non lasciarci riempire la testa e orientare il cuore dalle chiacchiere da bar, e nemmeno dal flusso delle “notizie” manipolate dal potere (compresi i grandi giornali nazionali, che si spacciano per liberi e indipendenti), dalle fake news.

La compassione vince la paura

Come sempre, il Lezionario ha “tagliuzzato” un pezzo della pagina che leggiamo oggi, ma il brano saltato va assolutamente letto personalmente, perché ci spiega come reagire alla paura generata dalla non conoscenza, ed è il racconto delle due levatrici che ricevono dal faraone l’ordine di uccidere ogni maschio ebreo al momento del parto ma disobbediscono, mentendo al loro re (cfr Es 1,15-21).

Non solo non si fidano della narrazione imperante a riguardo degli Ebrei, ma per profonda umanità, compassione verso le madri e i loro piccoli e timore del Signore, lasciano vivere i bambini.

«Restiamo umani»

Di fronte alla non conoscenza, all’ignoto, l’unico sentimento da lasciare “a briglie sciolte” non è la paura, che genera orrore, ma la compassione.

Come scriveva Vittorio Arrigoni1 al termine di ogni suo articolo, «restiamo umani»!


Note

1. Pacifista, attivista, scrittore, giornalista. Nel 2011 fu rapito e ucciso a Gaza da una cellula terroristica di matrice jihadista salafita (più informazioni su Wikipedia).