Lezione di umiltà. Presentazione del Signore

Lezione di umiltà
Omelia per venerdì 2 febbraio 2024

Letture: Ml 3,1-4; Sal 23 (24); Eb 2,14-18; Lc 2,22-40

Della festività che la tradizione popolare ha sempre chiamato Candelora (a motivo del rito iniziale di benedizione delle candele) abbiamo le prime testimonianze storiche nel quarto secolo a Gerusalemme.

Cambio di denominazione

Inizialmente nel calendario liturgico compariva come Festa della Purificazione della Santissima Vergine Maria,1 secondo quanto narrato dall’evangelista Luca (cfr Lc 2,22-23).

Nella religione ebraica, infatti, la donna che partoriva un figlio maschio (e tutti quelli che erano entrati in contatto con lei) era esclusa da ogni atto di culto per quaranta giorni, e doveva sottoporsi a un rito di purificazione per potervi essere riammessa.

Esenti ma umili

A questo atto di obbedienza, di per sé, non erano tenuti (sia a motivo della divinità di Gesù, sia del concepimento e del parto del tutto soprannaturali di Maria), eppure la loro sottomissione costituisce per tutti una grande lezione di umiltà.

A queste “lezioni di umiltà” ci abitua anche il seguito del Vangelo: ad esempio quando Gesù si mette in fila coi peccatori per ricevere il battesimo da Giovanni Battista (cfr Mt 3,13-15), o quando paga la tassa per il Tempio (cfr Mt 17,24-27).

Secondo la Legge

Nel brano evangelico proposto dalla Liturgia, poi, la lezione di umiltà di Gesù, Maria e Giuseppe è sottolineata in modo quasi ossessivo dall’evangelista Luca, che descrive le azioni della Sacra Famiglia come del tutto obbedienti alla legge del Signore:

…secondo la legge di Mosè… come è scritto nella legge del Signore… come prescrive la legge del Signore.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore…

Umiltà dell’Incarnazione

Pur ricorrendo quaranta giorni dopo il Natale, questa festa ci fa ritornare col pensiero a meditare il grande mistero natalizio dell’Incarnazione, in cui il Figlio di Dio, facendosi uomo, si è abbassato fino alla condizione di servo, nell’umiltà della nostra condizione umana, spogliandosi di tutti i privilegi del Suo essere Dio (cfr Fil 2,5-11).

Un’umiltà vissuta fin dall’inizio della Sua esistenza umana e condivisa coi Suoi genitori, costretti a sperimentare l’estrema povertà di una stalla, la precaria esistenza degli sfollati, dei perseguitati e degli esuli (cfr Lc 2,6-7; Mt 2,13-15).

Gioia dimessa

Perciò – anche se il rito iniziale della benedizione dei ceri la fa sembrare una festa gioiosa e luminosa – non perdiamo di vista quanto essa sia calata nel concreto della sofferenza umana, non dimenticando la profezia del vecchio Simeone a Maria:

«anche a te una spada trafiggerà l’anima».

Ecco perché, in occasione di questa festa, Papa Sergio I istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di Sant’Adriano al Foro e si concludeva a Santa Maria Maggiore.

Cogliamo anche noi l’occasione per rivivere tutti questi sentimenti, in un vero spirito di umiltà.

  1. La riforma liturgica del 1960 ha restituito alla celebrazione il titolo di Presentazione del Signore, che aveva in origine. ↩︎