Ma davvero davvero?

Ma davvero?
Omelia per martedì 6 febbraio 2024

Letture: 1Re 8,22-23.27-30; Sal 83 (84); Mc 7,1-13

La prima lettura di oggi è la continuazione del brano ascoltato ieri (anche se – come sempre – un po’ tagliuzzato), e ci presenta lo stupore di Salomone davanti alla maestosità della presenza di Dio nel nuovo Tempio di Gerusalemme:

«Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito!».

Ricordi affettuosi

Sono molto legato affettivamente a questo brano perché lo commentavo ogni anno il 5 febbraio da Parroco a Laxolo, nella ricorrenza della Dedicazione della chiesa parrocchiale.

La chiesa di Laxolo non è certo il Duomo di Milano (anzi…), e “vivendolo” tutti i giorni come un “prolungamento” della canonica, mi era diventato un luogo così famigliare che magari mi dimenticavo perfino di fare il segno di croce e la genuflessione quando entravo di corsa per affiggere un avviso o portare le candele appena acquistate in cereria…

Ma, in quell’occasione così solenne (e in tanti altri momenti di preghiera intensa, personale o comunitaria), davvero sentivo lo stesso stupore di Salomone.

Ma davvero?

Non so a voi, ma a me, questa emozione sale autentica dal profondo del cuore ogni volta che entro dentro una chiesa per la prima volta, che sia una grande basilica o una cappelletta sperduta di montagna.

Dovremmo lasciarci invadere più spesso da questo stupore e meraviglia nel pensare, anche solo per un attimo, che la maestosità infinita di Dio si lascia “rinchiudere” in spazi che – fossero anche la Reggia di Versailles – sono pur sempre troppo angusti e poveri per accogliere la grandezza di Dio.

Il nostro povero cuore

E questo stupore dovrebbe invaderci il cuore ogni volta che lasciamo entrare Dio nel nostro essere attraverso la Santa Comunione Eucaristica.

Ogni volta che ci comunichiamo dovremmo chiedere al Signore:

«ma davvero, Signore, Tu hai il coraggio di venire ad abitare dentro di me, in questo cuore così angusto e povero?»

Dallo stupore la preghiera

Lo stupore che invade il cuore di Salomone fa sorgere autentica una preghiera che sembra trovare la sua forza proprio dalla scelta di Dio di “farsi piccolo” ed entrare nelle “case” che noi gli costruiamo:

«Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio… Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome!”»

Se Dio ha scelto di farsi così piccolo da entrare nella tua casa, è perché è disposto ad ascoltarti nella tua supplica.

Cielo e terra si toccano

L’ultima invocazione nel brano che ascoltiamo, è – in realtà – l’inizio di una lunghissima e dettagliatissima preghiera che Salomone innalza a Dio per il suo popolo (cfr 1Re 8,30-50), il cui tema centrale è però chiaro: il Tempio sulla terra è il luogo nel quale i singoli e il popolo sanno di potersi incontrare per mettersi in comunicazione diretta col Cielo, vero luogo della dimora di Dio.

Anche se sembra un manuale di casistica morale, vi invito a leggerla con calma e notare come – ogni volta – ritorna questo binomio Tempio-Cielo:

«Quando il tuo popolo Israele.. ti prega e ti supplica in questo tempio, tu ascolta nel cielo, perdona il peccato del tuo popolo Israele…» (cfr 1Re 8,33-34).

Perciò, che sia una piccola santella, una grande basilica o l’intimità del nostro cuore, stiamone certi: Cielo e terra si toccano, e Dio accoglie le nostre preghiere.