Argomento: preghiera

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Siamo interconnessi

23ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

interconnessi

I nostri fratelli ci devono interessare non solo perché stanno a cuore a Dio (che è Padre nostro e loro), ma perché la fraternità umana è il progetto stesso di Dio. Dio non ha creato un mondo di single, ma degli esseri di relazione, tutti strettamente “interconnessi” tra di loro. È una considerazione che dovremmo fare spesso, noi che viviamo in una società malata di individualismo, che ha trasformato anche la religione in un “fatto privato”.
Nessuno di noi è autosufficiente, in nulla. Non solo a livello materiale, ma anche e soprattutto spirituale. Abbiamo bisogno degli altri! Perciò non è la stessa cosa che il fratello cammini con me oppure no, che io cammini da solo o assieme ad una comunità di fratelli. Per i figli di Dio il «pochi ma buoni» è una bestemmia, perché Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1Tim 2,4).

Quando ci presenteremo al cospetto dell’Onnipotente, Egli non ci chiederà se siamo andati a Messa la domenica o se abbiamo fatto le offerte per le Missioni… ci chiederà – come quel giorno a Caino – : «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Gen 4,9).

“Distillare” la fede

20ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

distillare la fede

Quante volte ci presentiamo al cospetto di Dio con l’intima convinzione che a noi Lui debba qualcosa, che debba ascoltarci ed esaudirci per forza, perché noi siamo quelli che vanno a Messa tutte le domeniche e feste comandate, che fanno i fioretti in Quaresima, che fanno l’elemosina… E se non ci esaudisce arriviamo subito alla conclusione che «Dio è ingiusto, è cattivo!» e diciamo «Basta! Non prego più!»
Dio non è una “macchinetta distributrice” di grazie (materiali o spirituali), in cui basta inserire la quantità esatta di monete per far scendere il “prodotto” che desideriamo!
La preghiera non è un “mercanteggiare” col Signore, ma entrare in una confidenza tale con Dio, da arrivare a capire cosa possiamo chiedergli (e cosa no), come, quando, e in che misura.
Per arrivare a tale confidenza nella preghiera c’è una sola via: quella percorsa dalla donna del vangelo di oggi. Dobbiamo farci piccoli, riconoscerci poveri “cagnolini” di fronte ad un Padre immensamente buono. Allora Lui ci solleverà a sé come una mamma «solleva il bimbo alla sua guancia» (cfr Os 11,4).

Di più di “di più”

Quanta misericordia bisogna usare?

di più

«La misura dell’amore è amare senza misura», scriveva San Bernardo di Chiaravalle. Se pensiamo che nell’amore si possa ragionare in termini di quantità (come credeva l’apostolo Pietro – chiedendo quante volte bisogna perdonare al fratello) partiamo già col piede sbagliato. L’amore è questione di qualità. O ami con tutto te stesso o non ami affatto! E visto che il perdono è la forma più grande dell’Amore, perdonare davvero è possibile solo se si perdona sempre, e a chiunque.
Solo Dio ci può insegnare questo. E non ce lo insegna “teoricamente”, ma proprio facendoci destinatari ogni giorno di una misura incommensurabile di Amore e Misericordia.
Riusciremo a non dimenticare subito quanto e quale Amore abbiamo ricevuto, così da donarlo a nostra volta ai fratelli?

Quaresima non è quarantena

Mercoledì delle Ceneri

le Sante Ceneri

Il triste momento che stiamo vivendo a causa del Coronavirus dà un sapore surreale all’inizio di questa Santa Quaresima, nella quale non potremo ritrovarci tutti assieme per iniziare un cammino serio di conversione. Anche se è difficile, dobbiamo cogliere l’occasione per vivere lo sconforto e la tristezza delle restrizioni (anche religiose) come occasione per rinnovare in noi in modo più sincero il bisogno e il desiderio dell’incontro, della fraternità, del sentirci Comunità. Chiediamo allora al Signore di non isolarci anche noi cristiani in quarantena, ma di vivere questa Quaresima come un tempo di comunione spirituale ancora più profonda.

Always connected

29ª Domenica del Tempo Ordinario (C)

always connected

Pregare sempre, non significa riempire le orecchie di Dio di tante parole, ma lasciare sempre aperta la comunicazione tra il Suo cuore e il nostro. La preghiera continua che ci insegna Gesù non è quella fatta di tante parole, ma una “connessione” stabile e sicura, una relazione di affetto e confidenza indistruttibile tra noi e Lui, come quella che c’è tra un bambino e il suo papà, tra un giovane e la sua amata.