Madre del buon consiglio. 2ª Domenica del Tempo Ordinario (C)

Maria, Madre del buon consiglio

Ascoltiamo il consiglio della nostra Mamma celeste: «fidati di Dio! Fagli spazio nella tua vita, e non te ne pentirai, te lo prometto!»|

Is 62,1-5; Sal 95 (96); 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-12

Se c’è una cosa che è andata in crisi negli ultimi anni è il matrimonio; non solo quello cristiano, ma in generale, come istituzione sociale.

Quanti scelgono di convivere, quante coppie si separano dopo poco tempo, quante crisi e tragedie si consumano tra le mura domestiche!

Una ferita profonda

È una ferita dolorosa per la società, e ancor di più per la Chiesa, che – attingendo a piene mani dalla Sacra Scrittura – ha visto nel matrimonio il segno più luminoso dell’alleanza tra Dio e il Suo popolo, tra Cristo e la Chiesa Sua sposa.

Basta ascoltare Isaia nella prima lettura di oggi:

«Nessuno ti chiamerà più Abbandonata…
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo…
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te»
.

E – nel nuovo testamento – basterebbe leggere qualche versetto della lettera di san Paolo apostolo agli Efesini:

Voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per leiQuesto mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! (cfr Ef 5,25-33).

In una realtà in cui tantissime coppie vivono il fallimento del patto sponsale, il matrimonio può ancora essere presentato come la più alta icona dell’Alleanza eterna tra Cristo e la sua Chiesa o no?

La fatica di vivere

In realtà, non è solo il matrimonio ad essere andato in crisi, ma la percezione stessa della vita: si è spenta la gioia di vivere, la dimensione della speranza, la capacità di sognare in grande e resistere con tenacia nelle difficoltà, per realizzare i propri sogni.

Il senso profondo dell’esistenza sembra essere stato ormai “eroso” dalla fatica, dalla paura, dalle incertezze… ci mancava solo questa pandemia a portare al collasso quanto già era traballante!

È un po’ la situazione che – simbolicamente – viene descritta da Giovanni nella pagina evangelica delle nozze di Cana:

Venuto a mancare il vino…

Fin dall’antichità, il vino è simbolo della gioia, della festa… e qui viene a mancare proprio nel momento più cruciale: al banchetto di matrimonio.

È una storia che rischia di finire prima ancora di cominciare!

Non basta accorgersi

Quando qualcosa non va ce ne accorgiamo subito: siamo tutti “professori” nel notare i difetti, le mancanze, le cose fuori posto, e – immediatamente – a criticare, a individuare un colpevole:

La società non funziona!

Bisognerebbe far così… si doveva far cosà…

«Piove? Governo ladro!»

Pochi – di fronte ad un problema – se lo prendono a cuore e si sentono chiamati in causa per cercare di risolverlo, come ben sintetizzato in una famosa storiellina:

C’era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno l’avrebbe fatto.

Ciascuno avrebbe potuto farlo, ma Nessuno lo fece.

Qualcuno si arrabbiò perché era il lavoro di Ognuno.

Ognuno pensò che Ciascuno potesse farlo, ma Nessuno capì che Ognuno non l’avrebbe fatto.

Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare.

Quel giorno a Cana molti avranno cominciato a mormorare che scarseggiava il vino e a sparlare dei due novelli sposi… Maria invece si preoccupa del problema e se ne fa carico in prima persona.

Bisogna prendersi cura

La storiellina di prima può essere ribaltata con le parole di don Pino Puglisi:

«Se ognuno di noi fa qualcosa,
allora si può fare molto».

Questo è il primo insegnamento che ci viene dalla nostra Mamma Celeste: impariamo a prenderci cura gli uni degli altri invece di rimpallarci le colpe, a prenderci a cuore le sorti del mondo, a dire – come don Lorenzo Milani«I care»: «mi sta a cuore»!

Nella coppia le cose cominciano ad andare male quando – invece di tirarsi indietro le maniche e prendersi le proprie responsabilità – ci si accusa a vicenda, puntando il dito l’uno contro l’altro.

Così nella società: l’evasione fiscale, il riscaldamento globale, lo spreco di risorse… non sono mai colpa mia, ma di qualcun altro.

Domandiamoci sempre: «cosa posso fare io per contribuire alla soluzione di questo problema?»

Da dove mi verrà l’aiuto?

A volte – però – il problema può essere davvero più grande di noi… In quei casi cosa si può fare?

Anche qui Maria ci dà un consiglio che viene dalla sua esperienza personale: confidare nell’aiuto del Signore.

Come tanti poveri e semplici israeliti, anche lei aveva sicuramente pregato spesso con le bellissime parole del Salmo 121:

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?

Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra…

Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.

Tante volte si era rifugiata sotto le ali del Signore (cfr Sal 36,8), fin dal giorno in cui l’angelo le aveva rivelato che la potenza dell’Altissimo – a cui nulla è impossibile – l’avrebbe ricoperta con la sua ombra (cfr Lc 1,34-37).

Madre del buon consiglio

Siamo giunti alla terza Epifania (dopo l’Adorazione dei Magi e il Battesimo di Gesù al Giordano), eppure – prima di manifestare la gloria di Gesù – il racconto delle nozze di Cana fa risplendere ai nostri occhi la figura di questa donna dalla fede immensa, che ci viene presentata come esempio di discepolato da seguire.

Nel vangelo di oggi – infatti – possiamo scorgere un’icona vivida e trasparente della litania «Madre del buon consiglio», quando – anche a noi – Maria dice:

«Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

È ciò che aveva fatto anzitutto lei, davanti agli incomprensibili disegni di Dio, dicendo ogni volta: «Non so cosa mi stai chiedendo, Signore, ma qualsiasi cosa Tu abbia in mente, so che di Te mi posso fidare».

Per esempio, davanti alle parole incomprensibili dei pastori, o a quelle – ancora più incomprensibili – del figlio dodicenne rimasto per tre giorni a Gerusalemme… momenti nei quali l’evangelista Luca annotava che

Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore (cfr Lc 2,19; Lc 2,51).

E così questa volta, davanti al figlio – ormai adulto – che le risponde

«Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora».

Vera donna, vera discepola

Sembra una risposta screanzata, ma non lo è affatto: quel “donna” è l’appellativo per eccellenza con il quale Gesù indica in Maria il paradigma della vera discepola: così la chiamerà anche dall’alto della croce (cfr Gv 19,25-27).

Tradotta in modo più letterale, l’obiezione di Gesù suonerebbe così: «che c’è tra me e te, donna?», ovvero: «che rapporto c’è tra me e te? Cos’è che ci lega?»

Ancora una volta, come il giorno dell’Annunciazione, Dio le stava chiedendo di stabilire un rapporto di fiducia totale in Lui, e anche stavolta Maria risponde «avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), ovvero: «prenda totalmente posto in me la Tua Parola: tutto quello che mi dirai, io lo farò».

Infatti, il consiglio che Maria dà ai servitori del banchetto nuziale («Qualsiasi cosa vi dica, fatela»), sono le stesse parole con le quali il popolo d’Israele aveva accettato di sancire l’alleanza con Dio attraverso Mosè:

«Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!» (cfr Es 19,7-8).

Una fede incrollabile

Maria non sapeva se Gesù avrebbe cambiato idea, se avrebbe anticipato o no la “sua ora” … ancora una volta sapeva solo e soltanto che di Dio ci si può fidare!

Potremmo tradurre così il consiglio di Maria: «Io mi sono fidata di Dio, e mi sono sempre trovata bene, non mi sono mai pentita… fate così anche voi!».

È stupendo per noi ascoltare queste parole, perché non sono un ordine, ma la condivisione accorata dell’esperienza viva di fede di questa donna.

Far entrare Dio nella nostra vita

Torniamo ora al matrimonio: i due sposi di Cana rimasti senza vino sono il simbolo di ciò che è sempre in agguato nella nostra vita: il momento della difficoltà, dello spegnersi delle luci della festa… il rischio di lasciare che l’acqua dell’abitudine, della routine, della freddezza, della noia invada il nostro cuore e la nostra vita.

In questi frangenti, a chi ci sta attorno, non si ha altro da offrire che la propria stanchezza, le proprie preoccupazioni…

Ma uscire da questi momenti è possibile, e non buttando all’aria tutto (come ormai fan tutti) ma chiamando in causa Colui che è la fonte della gioia: il Signore.

Solo Lui può trasformare la nostra quotidianità spesso grigia e scialba in nuovo amore e nuova gioia, migliori di quelle iniziali.

Fu invitato alle nozze anche Gesù…

Non è un dettaglio da poco: come sarebbero andate le cose se – invece – non ci fosse stato Gesù seduto a quel banchetto?

Quante cose non funzionano nella nostra vita perché non c’è posto per il Signore! Quanti matrimoni cristiani falliscono dopo poco tempo perché si dimentica che l’origine, la fonte e il custode di quell’amore consacrato davanti all’altare è Cristo stesso, e non i due “contraenti”!

Occorre invitare Gesù alle nozze, fare posto a Dio nella nostra vita, perché a Lui noi stiamo veramente a cuore, perché solo Lui sa cosa occorre nella nostra vita per riportarla alla gioia e alla festa.

Vivere come Maria

Fare posto a Dio nella propria vita è stato proprio l’atteggiamento di Maria, che ha offerto il suo grembo per accogliere il Verbo che desiderava farsi carne, che ha messo da parte i propri sogni per accogliere quelli del Signore.

Potrei dire tante altre cose facendo l’esegesi di questa stupenda pagina di vangelo, ma ci saranno altre occasioni.

Per oggi mi voglio fermare qui, a raccogliere – per me e per voi – l’invito e il consiglio di Maria: la nostra Mamma Celeste:

«Io ho ascoltato il Signore e ho sempre fatto come mi diceva Lui… fai anche tu così, non te ne pentirai, te lo prometto!»

E noi promettiamolo con la preghiera e con il canto: