La prudenza non è mai troppa

La prudenza non è mai troppa

Per eccesso di prudenza non è mai morto nessuno, a differenza di chi – con spavalderia – sfida sempre il limite e si crede “grande abbastanza”.

Omelia per la festa di san Benedetto

Letture: Pr 2,1-9; Sal 33 (34); Mt 19,27-29

Nella prima lettura che il Lezionario dei Santi ci propone in questa festa di san Benedetto si ripete per ben tre volte la parola prudenza, in modo quasi ossessivo, martellante.

Messaggi martellanti

Magari, in questi giorni di viaggi e partenze per le vacanze, l’abbiamo letta anche sui tabelloni luminosi delle autostrade:

GUIDATE CON PRUDENZA!

Ma – come succede per tutte le raccomandazioni ripetute troppo di frequente – anche questa diventa scontata e disattesa.

Per di più, se in ambito di sicurezza stradale se ne riconosce (formalmente) la necessità, non è così per quanto riguarda l’ambito delle scelte personali, dove pare vada di moda il «liberi tutti» e la convinzione adolescenziale che – per capire veramente se qualcosa è pericoloso – bisogna sperimentarlo sulla propria pelle.

La prudenza è una virtù

Magari non ce lo ricordiamo neppure, ma la prudenza non è solo una delle tante “caratteristiche” raccomandate in un cristiano, ma nientepopodimeno che una delle quattro virtù cardinali.

Vediamo come la definisce il Catechismo della Chiesa Cattolica:

La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L’uomo «accorto controlla i suoi passi» (Pr 14,15). «Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera» (1Pt 4,7). La prudenza è la «retta norma dell’azione», scrive san Tommaso sulla scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. È detta «auriga virtutum – cocchiere delle virtù»: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. È la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L’uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.

(Catechismo della Chiesa Cattolica, 1806)

Per approfondire…

Sapete che (nonostante a volte mi dilunghi più del dovuto) questo mio blog non è un sito di teologia o di approfondimento biblico-magisteriale, perciò – anche se mi piacerebbe farne un piccolo trattato – non ho né il tempo né le competenze per proporvi qui una trattazione adeguata di questa virtù, ma ho trovato un bell’articolo su La Civiltà Cattolica online che mi pare più che esaustivo.

Lo potete leggere cliccando il seguente link: La prudenza, una virtù scomparsa?

Sono grande e vaccinato

In questa paginetta di “commento” a partire dalla Parola di Dio di oggi mi limito a ribadire (a me stesso e anche ai miei lettori) che la maggior parte degli errori e dei peccati che facciamo nella nostra vita sono causati dalla mancanza di prudenza.

Sono le volte in cui, con spavalderia, diciamo a noi stessi:

«so io cosa fare! Sono grande ormai! Non ho bisogno di alcun consiglio!»

L’eccesso di sicurezza, anche in persone esperte, ha sempre causato gravi danni. Ne sono triste prova le notizie di cronaca riguardanti “esperte guide alpine” che incappano in incidenti mortali (per loro e per chi stavano accompagnando) perché la troppa sicurezza li ha portati a sfidare il limite e ad andare oltre quanto era consigliato.

Questo per dire che la prudenza non è mai troppa, e che per eccesso di prudenza non è mai morto nessuno.

Contro lo Spirito Santo

Inoltre, le imprudenze praticate deliberatamente sono anche un peccato contro lo Spirito Santo, dato che – come afferma san Tommaso – è proprio il dono spirituale del Consiglio che fornisce luce all’intelletto e forza alla volontà:

La prudenza, che implica la rettitudine della ragione, viene potenziata ed aiutata in quanto è regolata e mossa dallo Spirito Santo. E questo compito appartiene al dono del consiglio. Quindi il dono del consiglio corrisponde alla prudenza, come suo aiuto e coronamento.

(Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae II-II, q. 52, a. 2).

Far tesoro dell’esperienza

Lo Spirito Santo, se ci lasciamo guidare con docilità, ci aiuta a far memoria del passato, ricordandoci dove e in quali occasioni abbiamo già sbagliato, avvertendoci, perciò, che dobbiamo stare particolarmente attenti.

Egli suscita in noi anche la necessaria umiltà e disponibilità a fidarci di chi – avendo sperimentato sulla propria pelle la pericolosità di qualche scelta sbagliata – ci mette in guardia per il nostro bene.

Quante volte, invece, pur vedendo coi nostri occhi i danni procurati su altre persone da esperienze pericolose, vogliamo comunque “sbatterci il naso” (come i ragazzi che vogliono a tutti i costi provare a “sballare” con alcol o droghe, pur avendone visti chiaramente gli effetti devastanti sui loro coetanei).

Preghiamo!

In questa giornata vorrei chiedere a san Benedetto, Patrono del nostro Vecchio Continente, il dono della prudenza, non solo per me, ma soprattutto per coloro che hanno in mano le sorti del mondo, e che in questi giorni si stanno incontrando per discutere di alleanze, di strategie, di guerra…

Mi pare, infatti, di poter dire – dopo più di 500 giorni dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina – che tutto è stato usato finora, meno che questa virtù: prova ne è il continuo sfidare il pericolo alzando il tiro con armamenti sempre più sofisticati e devastanti, e provocazioni di ogni tipo, pur sapendo benissimo che un’escalation che potrebbe portare ad un conflitto mondiale è dietro l’angolo.