Lascia fare

Dio ci lascia fare
Omelia per venerdì 12 gennaio 2024

Letture: 1Sam 8,4-7.10-22; Sal 88 (89); Mc 2,1-12

Ancora una volta la lettura del Primo Libro di Samuele fa un salto di diversi capitoli.

Le puntate mancanti

Dopo la pagina tragica ascoltata ieri, le successive raccontano di come la presenza dell’arca dell’alleanza presso i Filistei cominciò a pesare con maledizioni e sventure, in qualsiasi luogo essa venisse posta (cfr 1Sam 5).

Per questo motivo, dopo diversi mesi di trasferimenti, i Filistei riconsegnarono l’arca a Israele, ed essa tornò a portare benedizione e protezione dai nemici, ma solo grazie all’intercessione di Samuele che, in qualità di giudice, orientò il popolo a una sincera conversione (cfr 1Sam 7).

Come tutti gli altri

La pagina proposta dalla Liturgia odierna si colloca verso la fine della vita di Samuele, quando ormai è anziano e i suoi figli non seguono le sue orme.

Il popolo chiede a Samuele di scegliere e consacrare un re, per essere come tutti gli altri popoli nei dintorni:

«Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene tutti i popoli».

In questa richiesta potremmo leggere la fatica (quasi il “fastidio”) del popolo eletto da Dio nel dover essere “diverso” da tutti gli altri popoli: era più facile essere come tutti gli altri, che non vivere da figli di Dio, gustando la libertà ma anche dovendo rimanere fedeli all’alleanza con Dio unico Re.

Chiusi dentro un cliché

È una tentazione nella quale cadiamo anche noi, come uomini e come credenti: rinunciare alla nostra unicità (e anche all’autenticità della nostra libertà cristiana) per “imbrigliarci” dentro dei cliché che ci facciano sentire “più sicuri” e “omologati”, che ci permettano di dire «oggi fanno tutti così».

Anziché esprimere la nostra regalità di figli di Dio, scegliamo di diventare servi della “monarchia” di turno, capace di offrirci una piccola ma immediata identità: abbassiamo il tiro, voliamo basso.

Dio ci lascia fare

Mentre la proposta del popolo «dispiacque agli occhi di Samuele», il Signore sembra prenderne atto con serenità e benevolenza: Egli accoglie le nostre decisioni (e persino i nostri capricci) con un’infinita e anticipata misericordia:

«Ascolta la voce del popolo… Ascoltali: lascia regnare un re su di loro».

Questa reazione non ha nulla a che vedere col dantesco «non ti curàr di lór, ma guarda e passa»; anzi: rivela il mistero della divina condiscendenza, perché il Creatore ha un’incrollabile fiducia nelle Sue creature.

E tira fuori il bene dal male

Dio non solo ci lascia fare, ma non smette mai di tenerci per mano con dolcezza, anche quando vogliamo prendere strade sbagliate.

Di fatto, l’istituzione della monarchia rappresentò un passaggio storico importante nella storia di Israele, nonostante i suoi passaggi difficili e persino negativi: non dimentichiamo che Gesù non disdegnò di farsi chiamare «figlio di Davide».

Quante volte, anche nella nostra vita, Dio ci lascia fare, perché – nel Suo Amore paziente – è capace di scrivere dritto sulle nostre righe storte.