Salvi a prezzo del sangue. Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (B)

A prezzo del sangue di Cristo

Ricordiamoci che siamo stati «comprati a caro prezzo»: quello del «sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia».|

Es 24,3-8; Sal 116; Eb 9,11-15; Mc 14,12-16.22-26

Otto: questo è il numero di volte che la Liturgia ci fa ascoltare la parola “sangue” nei brani scelti per questa solennità. Ed è ancora poco, se pensate che nell’intera Bibbia il termine ricorre ben 393 volte!

Non vi sembra un po’ splatter la Sacra Scrittura? Quasi un libro dell’orrore!

Per non impressionare nessuno, potrei cercare di “dribblare” l’argomento, parlandovi del significato teologico della Santa Eucaristia (il che non sarebbe sbagliato)… ma farei un grosso torto non solo alla Liturgia, che ci propone questi testi, ma prima di tutto a Nostro Signore, che per noi ha donato tutto se stesso, fino all’ultima goccia del Suo sangue (cfr Gv 19,33-34).

E poi perché non è un caso che la Liturgia abbia “titolato” Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo questa seconda ricorrenza dedicata alla Santa Eucaristia (la prima è il Giovedì Santo): siamo invitati a riflettere sull’aspetto “corporale” del Dono che Cristo ha fatto di sé.

Significato del sangue nella tradizione biblica

Non possiamo affrontare questa riflessione senza fare un excursus brevissimo (e – perciò – molto lacunoso) sulla tradizione religiosa ebraica (alla quale Gesù attinge per spiegare il significato del Suo sacrificio).

Per gli ebrei (ma anche per tutte le antiche popolazioni orientali), il sangue era la sede della vita. Ne troviamo conferma quasi all’inizio della Sacra Scrittura (è una delle prescrizioni divine che fanno seguito al racconto del diluvio universale):

«Ogni essere che striscia e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè con il suo sangue» (Gen 9,3-4).

Il sangue è la vita, e la vita appartiene a Dio, perché da Dio fluisce e solo a Lui deve ritornare. Da qui il rispetto assoluto delle prescrizioni riguardanti anche la macellazione cacher giunte fino a noi.[1]

Se le cose stanno in questi termini, viene subito da chiedersi perché la religione ebraica sia così “sanguinaria”, fatta per lo più di sacrifici animali che avvenivano per scannamento. Il motivo (e il legame tra le due cose) è esplicitato molto chiaramente nella “Legge di Santità” che troviamo nel libro del Levitico:

«La vita della carne è nel sangue. Perciò vi ho concesso di porlo sull’altare in espiazione per le vostre vite; perché il sangue espia, in quanto è la vita» (Lv 17,11).

Nella prima lettura Mosè versa metà del sangue sull’altare (che rappresenta Dio) e metà sul popolo: il significato religioso di questo gesto è stabilire un “legame di sangue” tra Dio e l’uomo.

È necessario sacrificare una vita

«Il sangue espia»… Molte religioni ancestrali hanno alla base questo concetto: per riparare alcune colpe piuttosto gravi (o per ottenere favori particolarmente grandi) occorreva “imbonire” le divinità con il sacrificio cruento di una vita.

Anche la religione ebraica si è trovata a tu per tu con questa concezione e ha dovuto fare i conti con questo pensiero: ne troviamo testimonianza nella vicenda di Abramo, chiamato a sacrificare il figlio Isacco (cfr la prima lettura della 2ª Domenica di Quaresima).

In quell’occasione Dio fece capire all’uomo che non è della sua vita che ha bisogno, ma della sua fede retta:

«Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito» (Gen 22,12).

Abramo allora sostituì la vittima umana con un una animale:

«…alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio» (Gen 22,13).

Sembra farsi avanti da quel momento il concetto di “espiazione vicaria” e di “capro espiatorio” che è ben descritta nel capitolo 16 del Libro del Levitico:

«Aronne offrirà il proprio giovenco del sacrificio per il peccato e compirà il rito espiatorio per sé e per la sua casa. Poi prenderà i due capri e li farà stare davanti al Signore all’ingresso della tenda del convegno e getterà le sorti sui due capri: un capro destinato al Signore e l’altro ad Azazèl. Aronne farà quindi avvicinare il capro che è toccato in sorte al Signore e l’offrirà in sacrificio per il peccato; invece il capro che è toccato in sorte ad Azazèl sarà posto vivo davanti al Signore, perché si compia il rito espiatorio su di esso e sia mandato poi ad Azazèl nel deserto… Aronne poserà entrambe le mani sul capo del capro vivo, confesserà su di esso tutte le colpe degli Israeliti, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati e li riverserà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di ciò, lo manderà via nel deserto. Così il capro porterà sopra di sé tutte le loro colpe in una regione remota…»

Sostituzione vicaria

Come ci suggerisce anche la seconda strofa della Sequenza, questo rituale è da leggere assieme al racconto fondativo della notte gloriosa della prima Pasqua ebraica:

«Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa… Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno… lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno… È la Pasqua del Signore! In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto» (Es 12,1-14 passim).

L’uccisione degli agnelli da parte degli Israeliti fu in sostituzione di quella dei propri figli, e il sangue posto sugli stipiti e sull’architrave delle loro case «segno in loro favore» per scampare dalla mano sterminatrice di Dio.

Di questo “scambio” occorre essere coscienti e fare memoria in eterno, di generazione in generazione:

«Quando il Signore ti avrà fatto entrare nella terra del Cananeo, come ha giurato a te e ai tuoi padri, e te l’avrà data in possesso, tu riserverai per il Signore ogni primogenito del seno materno… Riscatterai ogni primogenito dell’uomo tra i tuoi discendenti. Quando tuo figlio un domani ti chiederà: “Che significa ciò?”, tu gli risponderai: “…Poiché il faraone si ostinava a non lasciarci partire, il Signore ha ucciso ogni primogenito nella terra d’Egitto: i primogeniti degli uomini e i primogeniti del bestiame. Per questo io sacrifico al Signore ogni primo parto di sesso maschile e riscatto ogni primogenito dei miei discendenti”» (Es 13,11-16 passim).

Il nuovo agnello

Nell’Ultima Cena di Gesù si parla di pane, di vino… ma sembra non esserci l’agnello: come mai?

Perché ora è Gesù stesso l’Agnello immolato per la liberazione dal peccato e dal­la morte. Il pane spezzato e il vino versato sono il Corpo e il Sangue di Gesù.

Dicendoci «questo è il mio sangue dell’alleanza» ci sta dicendo che adesso è Lui il “sostituto” vicario per il riscatto dei figli primogeniti di Dio: Lui si consegna «come agnello mansueto condotto al macello» (cfr Ger 11,19), chiedendo che i Suoi vengano risparmiati:

« “Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”, perché si compisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato”» (cfr Gv 18,1-9).

In quell’ultima sera Gesù ha anticipato simbolicamente quanto stava per fare – di lì a poche ore – con il suo consegnarsi volontariamente alla morte, in riscatto per tutti. Non ha pensato a se stesso, non ha tentato di sfuggire alla passione e alla morte, ma si è offerto spontaneamente in sacrificio. Si è donato completamente, per il bene dei suoi amici:

«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13).

Una volta per sempre

Nella seconda lettura, l’autore ci fa notare la differenza sostanziale del sacrificio di Cristo rispetto a quelli della Legge antica:

«se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo… purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte?»

La “sostituzione” operata da Gesù in quell’Ultima Cena lasciò esterrefatti i suoi discepoli, ma credo che dovremmo rimanere di stucco anche noi, intuendo le implicazioni di questo scambio così radicale.

Il fatto che sia il Suo sangue ora ad essere sparso per “tenere lontana” l’ira di Dio verso gli empi e i peccatori, significa che d’ora in poi non c’è più bisogno di alcun altro sacrificio né spargimento di sangue:

«Dopo aver detto: “Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato”, cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: “Ecco, io vengo a fare la tua volontà”. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.
Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati. Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio… Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati»
(Eb 10,8-18 passim).

Non per pochi, ma per tutti

La traduzione del brano di Marco che ascoltiamo oggi è inesatta e fuorviante: sembra quasi che il sacrificio di Cristo sia un fatto del passato, dedicato a molti, ma non a tutti («Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti»). Ma il testo va tradotto – letteralmente – con:

«Questo è il sangue di me, dell’alleanza, che è versato per la moltitudine».

Il termine “moltitudine” sta ad indicare tutti gli uomini di tutti i tempi, secondo il linguaggio dell’Apocalisse:

«Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani» (Ap 7,9).

Gesù non si è sacrificato solo per i suoi discepoli di allora, ma si è donato per l’umanità intera, e anche per noi oggi! E questo unico e definitivo sacrificio si rinnova continuamente, ogni volta che celebriamo l’Eucaristia.

Infatti, ad ogni celebrazione eucaristica, il sacerdote ripete: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo».

In ogni Santa Messa si rende presente e operante lo stesso dono d’Amore, la stessa “sostituzione”: l’Agnello di Dio offre se stesso in riscatto per espiare il peccato del mondo, di tutti gli uomini.

Lasciamoci lavare da questo sangue

Questa solennità ci è proposta perché abbiamo continuamente bisogno di sentirci parte della moltitudine di cui parlavo poco fa, una folla sterminata di uomini e donne Santi perché “lavati” nel sangue di Cristo:

«Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?»Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (Ap 7,13-14).

Abbiamo bisogno di prendere coscienza e imprimere bene nel nostro cuore che il sacrificio di Cristo non è stato uno scherzo, perché siamo stati «comprati a caro prezzo» (cfr 1Cor 6,20):

«Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia» (1Pt 1,18-19).


Note

[1] «Perciò ho detto agli Israeliti: Nessuno tra voi mangerà il sangue, neppure lo straniero che dimora fra voi mangerà sangue.
Se qualcuno degli Israeliti o degli stranieri che dimorano fra di loro prende alla caccia un animale o un uccello che si può mangiare, ne deve spargere il sangue e coprirlo di terra; perché la vita di ogni essere vivente è il suo sangue, in quanto è la sua vita. Perciò ho ordinato agli Israeliti: Non mangerete sangue di alcuna specie di essere vivente, perché il sangue è la vita di ogni carne; chiunque ne mangerà sarà eliminato»
(Lv 17,12-14).