4 in matematica

24ª Domenica del Tempo Ordinario (A)

4 in matematica

Sir 27,33-28,9; Sal 103; Rm 14,7-9; Mt 18,21-35

Dio non ragiona per calcoli: in matematica avrebbe un bel “4”! La misura del Suo Amore (che si manifesta nella misericordia e nel perdono) è amare senza misura.

Ho già commentato il brano di vangelo di questa domenica in un giorno feriale di marzo, durante il terribile periodo di quarantena per la pandemia, perciò rimando anzitutto alla prima parte di quella riflessione, senza ripetermi qui (v. Di più di “di più”, 17 marzo 2020).

Dio non “dà i numeri”

Allora facevo leva sui numeri, ma oggi vorrei abbandonarli subito, perché credo che al Signore non piacciono un granché.

Anzi: se dovessi assegnare un voto al Signore (Dio mi perdoni per l’esempio stupido), direi che in matematica meriterebbe un bel 4.

Ma come? Gesù non cita un sacco di numeri nelle sue parabole? E anche in quella di oggi non parla di contabilità, di debiti e di crediti? Certo, ma solamente per fare un’iperbole che rimanda ad altro.

I 10.000 talenti sono semplicemente una cifra spropositata (un po’ come quando si cita l’immenso debito dello Stato italiano), che servono solo per dire che ciò che Dio ci condona è qualcosa di incalcolabile.

Così il «settanta volte sette» ribattuto a Pietro è un modo per dirgli «non metterti nemmeno a contare: non serve! Non ha senso!»

Non che Pietro non sapesse fare “70 x 7” (chissà quante reti di pesci aveva smistato e contato!), ma – quando si parla di perdono – il calcolo è proprio l’ultimo degli argomenti. Il perdono è la forma più grande di amore, e come tale non può essere quantificato.

Abbiamo un cuore matematico

La domanda di Pietro (fatta anche a nome degli altri discepoli) – sotto sotto – nasconde un calcolo, e una certa insofferenza.

Apparentemente poteva sembrare uno slancio di generosità (gli insegnamenti rabbinici invitavano a perdonare fino a tre volte, quindi il 7 di Pietro era più del doppio… e poi il 7 per gli Ebrei era il simbolo della pienezza)…

Ma posta così, introdotta da quel «quante volte», la richiesta si squalificava da sola, come la pavida ricerca di un limite, di un termine; come a dire «un po’ va bene… ma fino ad un certo punto».

È proprio l’esatto opposto di quel che fa Dio: Egli non calcola, non pone limiti, perché il Suo orizzonte è l’infinito. Non tiene la contabilità delle volte che ci perdona: «Dio non si stanca mai di perdonare».

La nostra paura dell’infinito

Il Signore non ragiona con la matematica, e invita l’uomo a fare altrettanto; ma l’uomo ha bisogno di calcolare, di misurare tutto, perché ciò di cui non vede il limite lo spaventa.

Prima di iniziare qualsiasi cosa vogliamo conoscerne la durata, altrimenti neppure partiamo.

Basti pensare a come ci mette in agitazione il solo pensiero dell’eternità, o anche solo il “per sempre” del matrimonio cristiano (ragion per cui i giovani di oggi non si sposano più).

Per dovere o per amore?

Insomma, Pietro voleva sapere in anticipo “quanto” gli sarebbe costato perdonare, in termini di spazio e di tempo.

Siamo tutti così: quando le cose ci sembrano difficili proviamo a “inscatolarle”, a inscriverle in una formula matematica che ci permetta di misurarle e affrontarle.

Il problema di fondo, però, è che lo facciamo solo con le cose che non ci piacciono, che non sopportiamo…

Due innamorati non contano le ore passate insieme; invece uno studente guarda l’orologio ogni due minuti durante la lezione di matematica, aspettando solo il suono della campanella, come una liberazione.

La domanda di Pietro nasconde una tremenda verità: «Signore, dimmi quanto dura questa storia, perché io sono già stanco prima di cominciare».

Un «quanto?» che diventa «perché?»

Più che «quante volte devo perdonare?» noi – sinceramente – domandiamo: «devo proprio perdonare? E perché mai?»

Perdonare – a livello umano – non è solo difficile, ma quasi insensato.

Altre culture e religioni della storia hanno proposto la non-belligeranza e la non-violenza (il buddhismo, per esempio), ma il perdono cristiano va ben al di là, perché non supera soltanto la legge del taglione, ma riscrive addirittura da capo la “regola d’oro”:

  • la legge del taglione era «quello che l’altro ha fatto a te, tu fallo a lui» («occhio per occhio, dente per dente»);
  • la regola d’oro è: «tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7,12);
  • la nuova legge del perdono è «quello che Dio ha fatto a te, tu fallo ai tuoi fratelli».

Si passa – cioè – dall’io (egoismo) al tu (altruismo) a Dio (fede).

Le risposte ai nostri «perché?»

La domanda («perché devo perdonare?») è legittima; tanto che Gesù non rinuncia a darci una risposta, anzi due.

  1. La prima è: perché tu sei già un perdonato, un forte debitore insolvente miracolosamente condonato.
  2. La seconda è: perché Dio ha bisogno di te per “estendere” il Suo perdono a tutti.

Sulla prima risposta non mi fermo ulteriormente, perché ho già argomentato ampiamente nella riflessione che ho citato all’inizio.

Ribadisco solo che finché non ci sentiremo peccatori perdonati, o daremo per scontato e per dovuto il perdono (di Dio e degli altri) non capiremo la dinamica e il senso del perdono che ci è richiesto.

Mi fermo di più sulla seconda, perché non la prendiamo spesso in considerazione: Dio ha bisogno di noi per perdonare i nostri fratelli.

Siamo tutti “confessori”

Gesù ha lasciato questo mandato ai suoi discepoli prima di ascendere al cielo:

«A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,23).

Lo sbaglio sta nel pensare che questo incarico si riferisca solo al ministero sacerdotale nel Sacramento della Riconciliazione. In realtà il significato è molto più ampio.

Risulta abbastanza semplice immaginare cosa succederebbe se un penitente si vedesse respingere dal Confessore e negare l’assoluzione senza alcun motivo ragionevole: sarebbe una tragedia per la coscienza di quella persona!

Ma – parimenti – pensate a cosa succede quando chiediamo sinceramente perdono a qualcuno e quello non ce lo concede, magari da anni, dopo ripetuti tentativi (non credo sia difficile mettersi in questi panni, perché tutti abbiamo in sospeso almeno una situazione di questo tipo)…

Non è una tragedia? Potete essere pentiti finché volete e aver chiesto perdono a Dio in confessione migliaia di volte… ma finché quella persona non vi perdonerà, vi sentirete sempre colpevoli! E non riuscirete a sentirvi perdonati nemmeno dal Signore!

Il perdono è un grande fiume d’Amore che scorre dal cuore di Dio attraverso ciascuno di noi: ogni volta che un essere umano nega il perdono al suo fratello, costruisce una diga su quel fiume, blocca il flusso dell’Amore di Dio e gli impedisce di scorrere…

Ecco, siamo tornati alla matematica, alla geometria e alla fisica, ma se volete un consiglio: smettiamola di fare calcoli! Lasciamo aperte le cataratte del nostro cuore e facciamo in modo che il perdono di Dio scorra attraverso di noi e giunga a tutti gli uomini.