L’ottavo giorno. Maria Santissima Madre di Dio

L'ottavo giorno
Omelia per lunedì 1° gennaio 2024

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Letture: Nm 6,22-27; Sal 66 (67); Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

Celebriamo oggi la conclusione dell’Ottava di Natale: come per la Solennità di Pasqua, la Liturgia espande l’evento gioioso del Natale per otto giorni, perché un mistero così grande non lo si può “liquidare” in poche ore ma occorre assaporarlo a lungo.

La pienezza del tempo

Otto giorni come fosse un giorno solo, perché l’ottavo è il giorno senza tramonto, quello che sfocia nell’Eternità.

L’ottavo giorno è quella «pienezza del tempo» di cui parla l’apostolo Paolo nella seconda lettura, quando

Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.

Sarà sicuramente un “buon anno”

Così oggi, primo giorno dell’anno civile, per noi cristiani è l’ottavo giorno di Natale, il compimento del disegno di Dio di venirci incontro; perciò siamo invitati a iniziare un nuovo anno guardandolo attraverso la “lente” del grande mistero dell’Incarnazione.

Il nuovo anno, che tutti si augurano migliore del precedente, per noi credenti sarà comunque un “buon anno”, perché inizia con la promessa di Dio, adempiuta e ribadita, di essere per sempre l’Emmanuele, il Dio con noi (cfr Mt 1,23).

Il dono che si ripete

In questo ottavo giorno di Natale si celebra la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, o – per l’esattezza – di Maria che partorì il Figlio di Dio.

È una sfumatura semantica importantissima (che ho spiegato due anni fa): Maria non ha generato Gesù, ma l’ha dato alla luce. Non l’ha tenuto per sé (come ogni madre fa istintivamente), ma l’ha donato a noi, perché sapeva bene chi fosse quel bambino, nato da lei ma non generato per opera umana.

È quello ci ha fatto ripetere la Liturgia nella Preghiera Eucaristica in questi otto giorni:

Ricordati, Padre, della tua Chiesa
diffusa su tutta la terra
e qui convocata
nel giorno santissimo
in cui la Vergine Maria
diede al mondo il Salvatore…

Nomen est omen

L’ottavo giorno è anche quello ricordato da Luca alla fine del brano evangelico: il giorno della circoncisione e dell’imposizione del nome.

Anche il gesto dell’imposizione del nome distingue la maternità di Maria (e la paternità di Giuseppe) da tutte le altre: non sono loro a scegliere il nome del bambino, ma Dio, che l’aveva indicato fin da subito attraverso i Suoi angeli (cfr Lc 1,31; Mt 1,21).

Questo non è un bambino qualsiasi, ma il Figlio stesso di Dio. Infatti, “Gesù” significa «Dio salva».1

L’ottavo giorno

Perché celebriamo il parto di Maria ricordando i fatti avvenuti otto giorni dopo?

Perché, in realtà, il giorno di Natale Maria ha dato alla luce il suo figlio primogenito (cfr Lc 2,7), ma è qui, nell’ottavo giorno che, imponendogli il nome simbolico scelto da Dio, lo consegna al mondo come il Salvatore.

Ed ecco perché l’ottavo giorno è l’inizio dell’Eternità: il parto – ogni parto – è un momento puntuale, ma quando viene al mondo un uomo, da quel momento la storia cambia per sempre; ancor di più per il parto di Maria, perché, venendo al mondo il Figlio di Dio, quel giorno, lontano da noi più di duemila anni, si riverbera fino a noi, oggi e per l’eternità.

Simboli da cogliere

Un’ultima raccomandazione, in questa festa, ci viene dall’atteggiamento di Maria che

da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

Il termine che in italiano è tradotto con “custodiva”, in greco è reso col verbo sunbàllo, che significa «raccogliere e mettere assieme», ed è il verbo che dà origine al termine italiano “simbolo”.

In questa festa, in questo ottavo giorno che è oggi e che sono tutti i giorni della nostra vita proiettata verso l’Eternità, Maria ci invita a raccogliere ogni piccolo segno che Dio ci fa intravedere, per assaporare la bellezza di questo dono che quel giorno Egli ci ha fatto attraverso la nostra Madre Celeste e continua ad effondere i Suoi benefici su di noi oggi.

  1. In latino Nomen omen significa «il nome è un presagio». ↩︎