Argomento: mistero

Ci interessa il regno dei cieli?

salita al regno dei cieli

16a Domenica del Tempo Ordinario
Non è solo una “tattica” per attirare l’attenzione, quella di Gesù. Il regno è ciò che gli sta più a cuore, è il contenuto del vangelo, ovvero: il regno stesso è la buona notizia! Lo capiamo dall’espressione «il vangelo del regno», usata sia da Matteo che da Luca negli Atti degli Apostoli.
Il richiamo era così martellante e invitante che la gente del tempo si sarà pur fatta qualche domanda… «cosa sarà questo regno? dove sarà? come ci si potrà andare?»
Se non la gente comune, almeno i discepoli, che nel brano di domenica scorsa abbiamo trovato positivamente “curiosi”.
La prima cosa che mi sento di suggerire davanti a questa pagina è di metterci nei panni dei discepoli. Non facciamo l’errore di dire «so già cos’è il regno dei cieli».
Chiediamoci: lo desideriamo davvero questo regno? Oppure lo pensiamo come un posto in cui ad un certo punto dovremo rassegnarci ad andare? È sincera la richiesta «venga il tuo regno» che facciamo ogni giorno nel Padre Nostro?
Se non lo è, facciamoci un serio esame di coscienza…

Tutti giù per terra!

Casca la terra... tutti giù per terra!

14a Domenica del Tempo Ordinario
L’umiltà è una virtù apprezzata… negli altri. Molto più difficile è desiderare l’umiltà per se stessi, perché – al primo dispetto – reagiamo con durezza, giustificandoci che «non bisogna farsi mettere i piedi in testa».
L’umiltà non è questione di carattere, di portamento, di sensibilità… è rimanere con i piedi ben piantati per terra, ricordandoci sempre che di quella siamo fatti.
L’umiltà è una virtù e – in quanto tale – è un dono di Dio, da chiedere con insistenza e coltivare giorno per giorno.
Gesù ci chiede di imparare l’umiltà perché essa è la condizione per conoscere Dio, che «ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli».
E ci insegna anche la strada per divenire umili come Lui: è la via del Calvario. Portando lo stesso giogo della Croce assieme a Lui, come il Cireneo, condividendo questo cammino faticoso, diventeremo Suoi compagni di viaggio, e – nel frattempo – Egli ci rivelerà i misteri del Padre, nascosti a dotti e ai sapienti.

Qual è il nome di Dio?

Il nome di Dio

Santissima Trinità
Quante immagini sbagliate di Dio si è fatto l’uomo nei secoli! Quante volte l’ha chiamato in causa dove non c’entrava nulla! Quello che Dio ci lascia conoscere di sé (per quanto possa apparire poco rispetto alla Sua immensità) è fondamentale proprio per definire ciò che Egli non è. Quel «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» – per esempio – è il nome che sconfessa e cancella di netto il “dio vendicativo” che spesso immaginiamo, specie in occasione delle pandemie e dei vari disastri naturali.
Dio ha tanti nomi, e ogni volta che entriamo più in profondità nel rapporto con Lui ce ne svela uno nuovo, oppure ne rende significativo uno in particolare, a seconda dell’esperienza unica e speciale che facciamo di Lui. Un po’ come quando, tra veri amici (o tra innamorati) ci si dà dei soprannomi o dei vezzeggiativi pieni di affetto che si possono usare solo tra quelle due persone e solo in determinati contesti.

Non comprendi il mistero? Entraci!

Entrare nel mistero di Dio

Santissima Trinità – Per l’uomo l’essenza di Dio è un mistero. Non perché Egli non voglia farsi conoscere da noi, ma perché il nostro cuore e la nostra mente non sono in grado di comprenderlo. Se questo è evidente per il concetto di Dio in generale, lo è ancor più per quello di Trinità.