Signore nostra giustizia

Signore nostra giustizia
Omelia per lunedì 18 dicembre 2023

Letture: Ger 23,5-8; Sal 71 (72); Mt 1,18-24

I testi della Liturgia della Parola di questi giorni (le cosiddette “Ferie proprie dal 17 al 24 dicembre”) ci conducono passo passo, ancora più celermente, a prepararci al mistero del Natale.

Giuseppe

Nel secondo giorno di questa “Novena” è lo sposo di Maria a farci da guida.

Ho descritto già nel 2019 e nel 202o l’atteggiamento di silenzio interiore ed esteriore di Giuseppe e la sua capacità di spalancare le porte ai progetti di Dio in un’obbedienza docile.

Quest’anno, prendendo spunto da un’espressione della prima lettura, voglio dire due parole sulla sua giustizia.

L’evangelista Matteo, nel descrivere i tormenti di Giuseppe di fronte all’inaspettata gravidanza di Maria, dice:

poiché era uomo giusto… pensò…

Giustizia umana

Quando noi diciamo «giustizia è stata fatta» intendiamo dire che siamo riusciti a far valere il nostro diritto attraverso le leggi, a ottenere un risarcimento, una rivalsa nei confronti di chi ci aveva fatto un torto: nei tribunali umani, l’unico modo di procedere è individuare un colpevole e punirlo, infliggendogli una sofferenza “adeguata”.

Anche Giuseppe avrebbe potuto farlo: secondo le norme giudaiche, avrebbe potuto (e dovuto) denunciare Maria di adulterio, cacciarla con vergogna e farla condannare a morte (cfr Lv 20,10).

Ma, essendo uomo giusto (nel senso di “santo”), aveva pensato di «prendere il coltello dalla parte della lama»: invece di far leva sulla Legge per rivalersi su Maria, lui, per salvarla, aveva pensato di ricorrere alla norma del ripudio, fingendo di essersi stancato di lei (cfr Dt 24,1), a costo di fare la figura del fesso.

Giustizia divina

Dio, però, ha una giustizia diversa, che non mortifica né Maria né Giuseppe, ma li salva entrambi facendoli diventare attori protagonisti della Sua storia: Maria diventa madre di Dio per opera dello Spirito Santo e Giuseppe il padre adottivo del Figlio di Dio, ed è riconosciuto come padre a tutti gli effetti davanti alla società.

Solo Dio è capace di operare in questo modo; per questo solo a Lui spetta il giudizio e nessun uomo si può permettere di giudicare il suo fratello (cfr Rm 2,1-11; Gc 4,11-12).

Il germoglio giusto

Ecco perché – pur essendo una profezia messianica quella che leggiamo nel brano di Geremia della prima lettura – possiamo ben attribuirla allo sposo di Maria:

«verranno giorni…
nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto…
e lo chiameranno… Signore-nostra-giustizia».

È Giuseppe il «germoglio giusto», che può essere chiamato col nome di «Signore-nostra-giustizia», perché ha sperimentato che solo in Dio c’è la vera giustizia: quella che non mortifica l’uomo ma lo eleva a collaboratore dei disegni di Dio.

Raccogliamo l’invito di Giuseppe: rinunciamo a reclamare surrogati umani di giustizia e affidiamoci al Signore, che conosce il nostro bene e quello dei nostri fratelli, e guida la storia nella giustizia e nella vera santità (cfr Ef 4,20-32).