Un tempo per piangere. Mercoledì delle Ceneri

Un tempo per piangere
Omelia per mercoledì 14 febbraio 2024

Letture: Gl 2,12-18; Sal 50 (51); 2Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18

Conosciamo tutti il celeberrimo testo che apre il capitolo terzo di Qoèlet: «C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare…»1

Credo che quella pagina sia una buona chiave di lettura quando la Liturgia, come oggi, ci fa entrare in un nuovo Tempo Liturgico.

Un tempo favorevole

Col Mercoledì delle Ceneri inizia il Tempo forte della Quaresima, un momento favorevole, come lo definisce l’apostolo Paolo nella seconda lettura.

È un kairòs, un tempo opportuno, non tanto perché Dio sia più disponibile rispetto al solito ad accoglierci nella Sua misericordia, ma perché tutta la Chiesa si dispone a camminare assieme in atteggiamento penitenziale e di essenzialità.

È il tempo per piangere

Dal bellissimo testo sapienziale che citavo all’inizio ho preso il titolo per questa riflessione:

C’è un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare (cfr Qo 3,4).

L’ho scelto perché quello che iniziamo oggi è un tempo di penitenza, di preghiera, di digiuno, di ascolto intenso della Parola di Dio, di gesti di carità verso i più bisognosi…

È un tempo di pianto e lutto, non di riso e danza.

Lo Sposo è stato tolto

Lo è perché, tutta assieme, la Chiesa “fa finta” che lo Sposo sia stato tolto, e per questo è triste e digiuna (cfr Mc 2,19-20).

Ma non è solo una “finzione” liturgica, o un esercizio in preparazione all’eventualità di giorni davvero tristi e drammatici: è un tempo nel quale i credenti si mettono in sintonia con chi vive realmente queste situazioni.

Piangere con chi piange

Per molti fratelli sparsi nel mondo la sofferenza è una realtà: non perché il Signore sia lontano da loro (anzi!), ma perché la condizione nella quale vivono è così tremenda che a loro sembra di essere stati abbandonati da Dio.

Mi riferisco alla sofferenza quotidiana di tanti poveri, diseredati, profughi, anziani, ammalati… ma soprattutto alle migliaia di innocenti che cercano di sopravvivere alla recrudescenza della violenza umana nelle terre funestate dalla guerra, in particolare in Ucraina e nella Striscia di Gaza.

È perché vuole farsi un cuore solo e una voce sola con questi fratelli che la Chiesa prende su serio le parole del profeta Gioele nella prima lettura:

«Ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti.
Laceratevi il cuore…»

Come Cristo

È quello che ha fatto Cristo in tutta la Sua vita terrena per mostrarci la compassione che Dio ha per l’uomo fin dall’eternità:

egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori…
2

La Quaresima è un tempo in cui imitare Gesù in tutto, cercando di avere i Suoi stessi sentimenti,3 in particolare quelli della compassione che lo scuoteva fin nel profondo del cuore davanti alla sofferenza umana, tanto da farlo scoppiare in pianto.4

Impariamo a piangere

Chi mi conosce sa che – dietro la dura scorza esterna – porto un cuore che si commuove facilmente e che ho la “lacrima facile”, perciò non mi costa molto raccogliere anche quest’anno l’invito del profeta:

Tra il vestibolo e l’altare piangano
i sacerdoti, ministri del Signore.

Ma invito tutti quanti a sentire queste parole come rivolte a ciascuno personalmente, perché – come diceva Papa Francesco a Lampedusa l’8 luglio 2013:

Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del “patire con”: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere! …domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi come questo.

Questo è il tempo adatto a imparare (o re-imparare) a piangere.

  1. Cfr Qo 3,1-9. ↩︎
  2. Sono alcuni dei versetti dello stupendo Canto del Servo di Jaweh che ascolteremo il Venerdì Santo (cfr Is 52,13 – 53,12). ↩︎
  3. Cfr Fil 2,5-11. ↩︎
  4. Cfr Gv 11,35 ↩︎